PER UN PUGNO DI GAMBERETTI

Ogni volta che facciamo un acquisto, in questa economia globalizzata, incidiamo nella vita di qualcuno che – magari – vive dall’altra parte del mondo.

Se non è il famoso “effetto-farfalla” della Teoria del Caos, per cui un battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, poco ci manca.

Può l’ordinare un’insalata di gamberetti in un bar della Riviera romagnola provocare la deforestazione in Indonesia? SI, PUO’.

Cosa succeda, per cui queste situazioni possano essere legate, ce lo spiega magnificamente il Webdoc “A Fistful of Shrimps“, prodotto da Elisabetta Zavoli e Jacopo Pasotti, che potete vedere qui: www.fistfulofshrimps.com

Il problema è che consumiamo molti, molti più gamberetti di quelli che produciamo, in maniera abbastanza sostenibile, in Europa. E così li importiamo da Oriente, dove però sono prodotti senza attenzione per l’impatto ambientale delle acquacolture. In Indonesia, in particolare, centinaia di migliaia di vasche per la gambericoltura estensiva sono state create sradicando le splendide mangrovie della foresta. Questi alberi eccezionali difendono le coste dall’erosione e intrappolano enormi quantità di CO2. Una volta strappati via, l’acqua del mare ha presto sommerso le vasche. Interi villaggi sono stati trasferiti, spazzati via, annullati dalla brama di produzione di gamberi che arrivino nelle nostre insalate o nei nostri cocktail.

La situazione è grave, l’ecosistema della foresta di mangrovie – già molto compromesso – subisce attacchi quotidiani. Le popolazioni locali perdono la propria casa e i propri terreni. E noi continuiamo ad importare, senza che ci siano controlli sulla sostenibilità di quanto acquistiamo.

In Europa i controlli sono stringenti, ma per le importazioni ci limitiamo a verificare le condizioni igieniche del prodotto. Questo crea anche una disparità con i produttori europei, per cui i gamberi indonesiani possono invadere i nostri mercati e, nonostante tutto, costano meno di quelli nostrani.

Ho presentato un’interrogazione alla Commissione Europea perché, come vedete nel WEBDOC, già un anno fa un rappresentante aveva promesso che si stavano muovendo nella direzione di un aumento dei controlli. Che cosa hanno fatto? Lo chiediamo attraverso questa interrogazione che abbiamo depositato.

 

L’Unione Europea importa ogni anno enormi quantità di gamberetti che sono controllati dal punto di vista igienico ma non della sostenibilità ambientale: gli allevamenti sono infatti creati deforestando grandi superfici di terreno sui quali naturalmente crescono le mangrovie, alberi che gradiscono l’acqua mista nella quale crescono anche i gamberetti. Le mangrovie immagazzinano grosse quantità di CO2 ma sono sono espiantate in massa per fare posto agli allevamenti intensivi. In Europa non c’è legislazione che regoli l’aspetto della sostenibilità sulle importazioni. Nel 2016 in un’intervista il Policy Officer Market and Trade della DG Mare Mr Xavier Guillou aveva confermato che l’Europa “si stava muovendo in questa direzione”. I gamberetti importati costituiscono anche un forte alterante del mercato, perché risultano molto meno cari dei prodotti EU che – al contrario – sono soggetti a stringenti controlli per la massima sostenibilità delle produzioni.

Chiede alla Commissione Europea

– Se sia al corrente della situazione, cosa abbia fatto e cosa intenda fare per dare seguito alla promessa di “muoversi in quella direzione”

– Se non ritenga opportuno introdurre una certificazione obbligatoria di sostenibilità per l’importazione di prodotti tipo Global Gap o ASC (Acquaculture Stewardship Council)

 

Intanto cercheremo anche di risollevare il tema in Commissione Pesca, dove presto transiterà un report proprio sull’acquacoltura.

Qui alcune foto, tutte @ElisabettaZavoli

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