Cosa ci aspettiamo dalla #COP24

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Come ormai tutti saprete a Katowice, in Polonia, si sta tenendo il vertice sul clima organizzato dalle Nazioni Unite, in breve: COP24.

Tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati membri dell’UE, dovranno impegnarsi a proporre obiettivi climatici più ambiziosi per il 2030, e farlo entro il 2020. Per rimanere al di sotto di 1,5°C, come indicato nella storica relazione dell’IPCC recentemente pubblicata e in linea con quanto deciso alla COP21 di Parigi (in cui si parlava di restare “ben al di sotto di 2 gradi di aumento della temperatura rispetto all’era pre-industriale”), l’UE deve impegnarsi a migliorare significativamente sia gli obiettivi a lungo termine che quelli per il 2030.

Saranno discussi tre temi chiave:

REGOLAMENTO – Anche se sarà molto tecnico, sarà fondamentale concordare un solido “manuale di regole” per l’accordo di Parigi, in quanto rappresenta gli orientamenti per l’attuazione del patto globale sul clima. Il compromesso che si dovrà trovare dovrebbe essere in grado di garantire che vengano intraprese azioni adeguate per ridurre le emissioni, adattarsi ai cambiamenti climatici e affrontare perdite e danni. Per raggiungere i nostri obiettivi di Parigi, saranno altrettanto importanti le norme supplementari per facilitare il trasferimento senza intoppi di finanziamenti, tecnologie e sostegno alla creazione di capacità verso Paesi meno sviluppati e ad altri paesi in via di sviluppo. 

BILANCIO GLOBALE – A Parigi, i Paesi hanno accettato di aumentare i loro impegni sul clima gradualmente nel corso del tempo, attraverso cicli quinquennali di revisione. Il primo processo di revisione, denominato Talanoa Dialogue, è stato avviato nel 2018 e mira a fare il punto sugli sforzi collettivi per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. La sfida di questa COP sarà quella di inviare chiari segnali che le nazioni rafforzeranno i loro impegni per il clima entro il 2020.

FINANZA – Pietra angolare dei negoziati, è un tema chiave per mantenere la fiducia fornendo finanziamenti adeguati ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Le nazioni industrializzate hanno accettato di spendere un totale di 100 miliardi di dollari (86 miliardi di euro) all’anno – compresi i fondi e gli aiuti allo sviluppo – per la protezione del clima nei Paesi più poveri. I Paesi in via di sviluppo vogliono che quelli sviluppati aumentino la loro spesa e riferiscano sulla misura in cui hanno rispettato gli impegni assunti ogni due anni, in modo da poter prevedere quanto denaro stia arrivando. Si tratta di una grande questione di fiducia (Sono stati promessi più di 10 miliardi di dollari al Green Climate Fund, di cui però solo 3,5 miliardi di dollari sono stati finora pagati).

Questa COP24 mira a trasformare in azione gli impegni presi in quell’accordo epocale, non lasciamoci sfuggire questa opportunità. 

Le richieste di noi Verdi/ALE per l’UE – RIPRENDIAMOCI LA LEADERSHIP SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI! 

 L’UE deve agire in base agli avvertimenti della nuova relazione dell’IPCC riguardo l’importanza di mantenere il nostro pianeta entro i +1,5°C, e deve farlo aumentando massicciamente l’ambizione degli obiettivi europei per il 2030.

Entro il 2030, le emissioni globali dovranno essere dimezzate per avere una qualche possibilità di rimanere al di sotto di 1,5°C. Poiché l’UE deve ridurre le emissioni molto più rapidamente del resto del mondo, il suo obiettivo per il 2030 deve essere aumentato anche oltre la riduzione del 55 per cento richiesta da alcuni Stati membri e dal Parlamento europeo. L’UE deve inoltre adottare un piano d’azione per questo processo, che dovrebbe essere messo a punto dai capi di Stato e di governo dell’UE prima del vertice mondiale sul clima del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che si terrà nel settembre 2019.

  • L’UE deve guidare lo sforzo globale e quindi ridurre le emissioni a zero al più tardi entro il 2050.

Il rapporto dell’IPCC ha chiarito che per rimanere al di sotto di 1,5°C è necessario che le emissioni globali scendano a zero al più tardi entro il 2050. L’UE deve guidare lo sforzo globale contro i cambiamenti climatici, e quindi ridurre le emissioni a zero al più tardi entro il 2050. L’impegno a conseguire obiettivi climatici molto più elevati nel 2030 e a lungo termine, come la COP24, sarebbe un chiaro segnale della necessaria leadership climatica che l’UE deve recuperare. Lungi dall’adempiere agli obblighi derivanti dall’accordo di Parigi, che obbliga l’UE a ridurre le emissioni più rapidamente di altri Paesi, le recenti tendenze in termini di emissioni dell’UE non riflettono un vero e proprio ruolo guida. Non solo l’obiettivo dell’UE è ancora troppo debole per rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi, ma le emissioni e il consumo energetico in Europa hanno continuato ad aumentare per tre anni consecutivi.

  • Difendere la finanza verde e spingere per la fine del sostegno ai combustibili fossili

Adeguati finanziamenti per il clima sono la pietra angolare di un’efficace politica climatica. Sono necessari per realizzare la transizione a basse emissioni di carbonio nel nord del mondo, oltre che per avviare il sud del mondo su un percorso di sviluppo a basse emissioni di carbonio. É cruciale che i governi mantengano la promessa di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020, e che l’Unione Europea riprenda la leadership sul tema per guidare i livelli di ambizione. 

Oggi, gli investimenti verso le energie rinnovabili sono in calo. Molti Stati membri europei non stanno riuscendo a raggiungere i propri obiettivi in materia di clima e di rifornimento energetico, cosa che impedisce che avvengano reali cambiamenti a livello nazionale. Per ripristinare il suo ruolo di leader mondiale in materia di clima, l’UE deve sia aumentare significativamente i suoi obiettivi climatici per il futuro, sia accelerare gli attuali tagli delle emissioni. È necessario adottare misure più incisive per eliminare gradualmente il carbone (in questo senso le dichiarazioni della Polonia sono piuttosto sconfortanti), porre fine alle sovvenzioni pubbliche ai combustibili fossili, e accelerare il sostegno allo sviluppo delle energie rinnovabili e gli sforzi per ridurre gli sprechi energetici. Per mantenere l’innalzamento della temperatura a 1,5°C sono necessari un’azione coraggiosa e obiettivi più ambiziosi: non l’una o l’altra, ma entrambe le misure insieme – e devono essere implementate adesso, senza più indugi.

  • Essere la voce di quella fetta della società favorevole alla lotta contro i cambiamenti climatici che e presente in tutti i nostri territori, e fare appello affinché avvenga una transizione “giusta” che prima di tutto faccia pagare i grandi inquinatori e non lasci indietro nessuno.

E’ tempo per una leadership reale e di un’azione urgente, sulla base del chiaro slancio “ecologista” che stiamo già vedendo fiorire nelle nostre comunità, società ed economie.  Dovremmo assicurarci che le grandi aziende stiano effettivamente pagando per i danni che causano al nostro clima e all’ambiente. Una transizione giusta è anche una transizione che non lascia indietro nessuno, dà sicurezza e prospettive ai cittadini, ai lavoratori e alle comunità interessate dalla transizione, e fa sì che tutti i settori della società traggano i benefici della transizione, non solo i pochi felici. 

(i) –  Sono stati promessi più di 10 miliardi di dollari al Green Climate Fund, di cui 3,5 miliardi di dollari sono stati pagati finora.

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