#GLIFOSAGA – Ecco il report che vuole cambiare il modo di approvare i pesticidi

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IL REPORT

La bozza di relazione (report) della commissione PEST (vedere in fondo all’articolo cos’è e come si è formata) sul processo autorizzativo per l’uso dei pesticidi è stata presentata il 20 settembre; sarà discussa l’11 ottobre – data di scadenza per la presentazione di emendamenti – e messa ai voti il 6 dicembre.

Le raccomandazioni chiave del report includono richieste per una maggiore armonizzazione di criteri e normative a livello UE, oltre che migliori misure di trasparenza e di aggiornamento scientifico. I co-rapporteurs responsabili della redazione del report sono convinti che, se implementate, queste misure miglioreranno non solo la fiducia nel sistema di approvazione dei pesticidi dell’UE ma anche la qualità del sistema stesso, tutelando nel contempo la competitività del settore agricolo europeo.

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POLLICI IN ALTO E POLLICI IN BASSO

Nonostante le posizioni ovviamente differenti dei due co-rapporteurs Staes e Lins (rispettivamente dei Verdi/ALE e del Partito Popolare Europeo), il punto di partenza del report nasce dalla considerazione condivisa che sebbene il sistema UE per l’autorizzazione dei pesticidi sia uno dei più stringenti (se non il più stringente) al mondo, esso necessita tuttavia di miglioramenti, in modo tale da poter garantire il massimo livello di protezione sia per la salute umana (e animale) che per l’ambiente.

Uno dei punti centrali del report, da una prospettiva “verde” almeno, è l’appello per ottenere maggiore trasparenza, ad esempio attraverso accesso pubblico agli studi scientifici prima che ne venga stilata l’opinione EFSA. Altre raccomandazioni simili mirano a migliorare la qualità degli accertamenti delle sostanze attive tramite metodi all’avanguardia (come test ecotossicologici per misurare la concentrazione ambientale dei residui), oltre che a dare ufficialmente alla letteratura scientifica “aperta” con valutazione inter pares (peer-reviewed) lo stesso peso conferito agli studi “di settore” o a quelli fatti secondo “buone pratiche di laboratorio”.

Soprattutto, l’UE dovrebbe migliorare la valutazione dei prodotti fitosanitari, includendo nelle proprie osservazioni non solo le conseguenze degli effetti cumulativi (ovvero la compresenza, nel corpo umano, di residui di pesticidi provenienti da diverse fonti come cibo, aria, etc), ma anche gli effetti tossici a lungo termine dovuti all’esposizione a fitosanitari, oltre che impegnandosi a implementarne il monitoraggio post-marketing.

A questo proposito, il report fa appello affinché vi sia maggiore collaborazione tra Stati Membri, sia per condividere la mole di lavoro sia per sfruttare al meglio le risorse di ciascuno Stato, e chiede anche che l’EFSA stabilisca delle “linee guida” per i fitosanitari armonizzate a livello UE, che vengano poi adottate dalla Commissione.

Un altro punto fondamentale d’incontro tra le posizioni dei due co-rapporteurs è stato il riconoscimento del bisogno di allocare maggiori risorse ad organi come l’EFSA, in modo da poter garantire veramente l’indipendenza e l’attendibilità scientifica del processo UE d’autorizzazione dei fitosanitari, e da non dover più fare affidamento su studi effettuati dalle stesse compagnie produttrici per certificare l’innocuità o meno di determinate sostanze (come invece avvenuto finora).

Il report suggerisce anche, al proposito di migliorarne la trasparenza e ristabilire fiducia pubblica negli organi UE, che l’EFSA pubblichi i propri risultati in riviste con valutazione inter pares, in modo da intensificare la discussione costruttiva intorno alla procedura UE d’autorizzazione dei pesticidi, e da esortare altri esperti scientifici a partecipare alla pubblica discussione su questo tema.

Il report tenta anche di porre fine alle “scorciatoie” normative, ovvero a derogazioni o lacune legali che permettono di mantenere un prodotto sul mercato nonostante la sua nocività.

Tramite queste e altre misure si dovrebbe riuscire ad evitare di cadere in controversie scientifiche, come già successo nel caso del glifosato (disaccordo tra IARC ed EFSA riguardo la cancerogenicità del glifosato), che finì per alimentare la sfiducia nelle istituzioni decisionali dell’UE.

E ORA CHE SI FA?

La bozza di report è stata oggetto di discussione durante la riunione della commissione del 27 settembre. I deputati membri della commissione PEST sono attualmente in procinto di studiare eventuali emendamenti, la cui scadenza è fissata per l’11 ottobre, da presentare prima che il report sia sottoposto a votazione, il 6 dicembre, salvo rinvii. L’esito del report potrebbe essere di fondamentale importanza per l’industria dei pesticidi, i cui prodotti potrebbero vedere condizioni di accesso più severe al mercato europeo. E la pressione, man mano che la data della votazione si avvicina, è aumentata al punto, addirittura, che sono emerse intimidazioni e minacce da parte di “ignoti” (certamente provenienti dagli USA) al presidente della commissione PEST Eric Andrieu, di cui pure la mail lavorativa é stata hackerata perché non ricevesse posta negativa riguardo proprio al glifosato.

Parrebbe proprio che la “glifosaga” non sia (ancora) finita…

BACKGROUND – COS’E’ E COME SI E’ FORMATA LA COMMISSIONE PEST

La commissione PEST é nata il 6 febbraio 2018 in seguito alla controversa ri-autorizzazione UE del glifosato (sostanza attiva alla base degli erbicidi più utilizzati al mondo).

Ricordiamo che la riautorizzazione é avvenuta nel periodo in cui é scoppiato lo scandalo dei Monsanto Papers, una serie di leaks di e-mails e documenti interni della compagnia USA dalle quali emerge chiaramente non solo come essa fosse a conoscenza da decenni degli effetti dannosi per la salute e l’ambiente causati dai propri prodotti, ma anche come abbia cercato di (e sia riuscita a) influenzare a proprio favore le apposite legislazioni nazionali in materia di pesticidi in USA (ed anche in altri Paesi). Durante il processo di ri-autorizzazione sono anche emersi conflitti d’interesse tra gli organi normativi UE (come il BfR) e il GTF, consorzio delle 24 compagnie produttrici di erbicidi a base di glifosato, altro fattore che ha certamente contribuito ad alimentare la sfiducia pubblica verso le istituzioni europee responsabili.

La riautorizzazione, avvenuta nel contesto dei Monsanto Papers e di un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che chiedeva la messa al bando del glifosato in UE in seguito alla dichiarazione della sua cancerogenicità da parte dello IARC nel 2015, ha avuto l’effetto di creare e/o alimentare sfiducia nei confronti degli organi decisionali UE, che a causa della segretezza e del distacco con il quale hanno affrontato la questione sono risultati agli occhi del pubblico più propensi ad assecondare gli interessi delle compagnie fitosanitarie, piuttosto che a dare priorità alla salute pubblica e ambientale.

É stato allora che il Parlamento Europeo ha adottato la decisione di istituire una commissione speciale che si occupasse di revisionare la procedura UE di autorizzazione dei pesticidi nel suo complesso, ovvero osservandone le responsabilità, la forza numerica e la durata di mandato. La commissione é stata costituita il 12 marzo 2018, con a capo Eric Andrieu (S&D) e Bart Staes (Verdi/ALE, BE) e Norbert Lins (PPE, DE) come co-rapporteurs.

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