#Plastica e #EconomiaCircolare – Il PE riconosce che le #bioplastiche NON salveranno i mari

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Economia circolare / Materie plastiche e sostanze pericolose
Nessuna “seconda vita” per le sostanze vietate

Ieri, 13 Settembre, il Parlamento europeo ha votato a favore di rafforzare i piani della Commissione europea per ridurre l’inquinamento da plastica, nell’ambito della Strategia europea per la plastica nell’economia circolare, lanciata nel gennaio 2018.

Con il voto di ieri, il Parlamento invita la Commissione europea a rafforzare le sue norme di riciclaggio per evitare di perpetuare il “ciclo vitale” delle sostanze che destano preoccupazione per l’ambiente e la salute, come le microplastiche, le oxoplastiche (o plastiche “biodegradabili”) e i prodotti in plastica con proprietà perturbatrici per il sistema endocrino.

Per il gruppo Verdi/ALE non tutte le sostanze contemplate dal regolamento REACH sulle sostanze chimiche dovrebbero essere riciclabili, 
non solo in quanto vi sarebbe il rischio di perpetuare la permanenza nell’ambiente di sostanze dannose, ma anche perché un tale approccio rischia di essere fuorviante rispetto a soluzioni più reali e concrete, in primis quella di ridurre drasticamente la nostra dipendenza dalla plastica.

Infatti le plastiche oxodegradabili, ad esempio, non sono biodegradabili ma un’enorme fonte di microplastiche che vengono disperse nell’ambiente e che molto spesso “rientrano” nella catena alimentare, mettendo a repentaglio l’ambiente, la fauna e infine anche l’uomo.

Per il gruppo dei Verdi, la prevenzione rimane una priorità assoluta: solo non producendo più oggetti in plastica a priori potremo creare un modello economico e di consumo differente e allontanarci da quello attuale, che ha come perno l’usa-e-getta grazie alla plastica monouso.

A proposito del voto Michèle RIVASI, membro Verdi/ALE della commissione per la salute e l’ambiente, ha dichiarato:
“Il riciclaggio non può essere deviato dall’industria per dare una seconda vita a sostanze che sono state vietate. Non vogliamo un riciclaggio sporco o un riciclaggio che aggira i divieti esistenti. 
Vi è anche l’urgente necessità di armonizzare le normative, ma anche di agire alla fonte per ridurre la produzione di rifiuti e sostanze tossiche”.

Il Parlamento ha chiesto una serie di misure supplementari che vanno al di là delle proposte iniziali della Commissione, tra cui:

  • Il divieto delle microplastiche nei cosmetici, nei prodotti per la cura personale, nei detergenti e nei prodotti per la pulizia entro il 2020 e misure concrete per affrontare altre fonti di microplastiche;
  • Il divieto totale delle plastiche oxodegradabili – fonte di inquinamento da microplastica – entro il 2020; 
  • La riduzione delle sostanze pericolose nelle materie plastiche, per garantire che ciò che viene riciclato sia privo di sostanze chimiche pericolose; 
  • La priorità dovrebbe essere quella di evitare in primo luogo la produzione di rifiuti di plastica, seguita dal riutilizzo e dal riciclaggio, con la messa in discarica o l’incenerimento dei rifiuti di plastica come ultima risorsa.

Tuttavia, il Parlamento non è riuscito a sostenere le misure volte ad affrontare l’inquinamento diffuso da pellet di plastica, che vengono fusi per produrre oggetti di uso quotidiano in plastica. Inoltre, non è riuscito a sostenere maggiori incentivi economici per ridurre la produzione e il consumo di plastica.

La Commissione Europea ha già iniziato ad attuare alcune misure annunciate nella sua Strategia per le materie plastiche, in particolare una proposta di legge per ridurre l’inquinamento marino da plastiche monouso e attrezzi da pesca, attualmente in discussione sia al Parlamento europeo che nei governi nazionali.

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