#Plastica e #EconomiaCircolare: come il nostro INI report si inserisce nella strategia della Commissione UE

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La settimana prossima, nell’Aula di Strasburgo, si voterà un Report di iniziativa sulla Plastica nell’economia circolare. Io sono stato Shadow Rapporteur per il Gruppo dei Greens, e tutti assieme abbiamo contribuito a migliorare parecchio un documento che non ha – come sapete – potere legislativo diretto ma si propone di indirizzare la Commissione Europea per future iniziative, chiarendo quale sia la posizione del Parlamento Europeo rispetto alla plastica.

Ricordiamo che la Commissione Europea ha recentemente lanciato la propria “Plastic Strategy”, un pacchetto di riforme abbastanza ambizioso che ha l’obiettivo di ridurre i rifiuti plastici attraverso differenti strumenti legislativi. I punti chiave della Commissione sono:
– ridurre i rifiuti di plastica
– rendere il riciclo della plastica conveniente dal punto di vista del business
– fermare la dispersione di plastica in mare
– condurre investimenti nel campo dell’innovazione tecnologia a caccia di alternative

La Commissione ha accompagnato la strategia con due proposte legislative: una per bandire gli oggetti mono-uso, e una per modificare la legge sul ricevimento di immondizia nei porti (per facilitare, tra l’altro, i pescatori che trovano plastica e la volessero scaricare in porto) e ha chiesto all’ECHA di studiare come restringere la possibilità di aggiungere volontariamente microplastiche ad alcuni prodotti, così come i materiali oxo-degradabili.

Ma veniamo al nostro INI report, nel quale abbiamo sottolineato con grande forza che il primo punto deve sempre essere quello della PREVENZIONE. Solo non producendo più certi oggetti in plastica potremmo davvero ridurre la plastica che gettiamo, ricicliamo o interriamo in discarica.
Nel report chiediamo anche un bando completo per le plastiche oxo-degradabili, un bando contro le microplastiche nei cosmetici, nei prodotti di bellezza e di pulizia (entro il 2020). Grande attenzione abbiamo cercato di porre sulla non-tossicità dei materiali, un punto chiave della ricerca.
Vogliamo anche che i costi esternalizzati siano internalizzati dalle aziende produttrici, che devono assumersi l’onere di cosa succederà ai propri prodotti una volta terminato il ciclo vitale del prodotto stesso (qualcosa di simile a cosa succede oggi per i prodotti tecnologici, smaltiti attraverso il RAEE).

LO SCENARIO
Ogni anno nel mondo si producono 322 milioni di tonnellate di plastica, e si stima che questo numero – assolutamente mostruoso – sia destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni se dovessimo continuare di questo passo. Purtroppo il riuso e il riciclaggio della plastica, a differenza di altri materiali, ha tassi molto bassi. Solo il 30% della plastica utilizzata in Europa è infatti riciclato, mentre il 31% finisce in discarica e il 39% bruciato. Parliamo di 26 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, solo in Europa, ogni anno. Bruciando circa 10 milioni di tonnellate, dunque, produciamo circa 400 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Il che ci costa anche in termini di energia: se riciclassimo tutto risparmieremmo 3,5 miliardi di barili di petrolio all’anno. E questi numeri non tengono conto delle “perdite”, cioè di quanto viene disperso in mare e in terra: solo in Europa finiscono nell’ambiente ogni anno fra le 150.000 e le 500.000 tonnellate di plastica all’anno. La plastica costituisce l’80% dei rifiuti che sono nei nostri mari.

Se anche voi siete stanchi dell’inquinamento dovuto alla plastica, firmate qui la petizione del nostro gruppo Verdi/ALE che chiede ai supermercati di ridurre la plastica monouso! Insieme possiamo fare la differenza.

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