ESCLUSIVO! I conflitti di interessi in Europa fra lobby del petrolio e Governi!

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Un report sulla pratica delle “porte girevoli” nell’industria dei combustibili fossili rivela come vi sia un’ampia possibilità che i conflitti d’interesse compromettano la politica climatica

SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO (IN INGLESE)

Se vogliamo essere seri a proposito di raggiungere gli obiettivi prefissati nell’accordo sul clima di Parigi, allora dobbiamo affrontare adesso i conflitti d’interesse in seno alla politica climatica

Questa settimana a Bonn si terrà un importante round negoziale della Conferenza delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climatico (UNFCCC). Il Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo ha tenuto una conferenza stampa per diffondere il proprio studio dal titolo:
Porte girevoli e l’industria dei combustibili fossili
per sensibilizzare all’adozione di serie misure contro gli evidentissimi conflitti di interessi che bloccano i negoziati verso una transazione energetica per via della forte influenza dell’industria dei fossili sui Governi.
La domanda di intervenire con decisione per porre fine a questi conflitti di interessi viene dal 70% dei Governi facenti parte dell’UNFCCC e dalla stragrande maggioranza della popolazione. Anche il Parlamento Europeo ha espresso preoccupazione per questa situazione che rende i progressi nell’adozione dell’Accordo di Parigi molto, molto lenti. Purtroppo è la Commissione Europea, assieme a Canada e Stati Uniti, ad aver finora bloccato la discussione al riguardo.
Il report presentato oggi riunisce molti casi di “porte girevoli” fra politici di alto livello e vertici di aziende nel settore dei combustibili fossili: il risultato è un solido legame fra decisori politici e lobby del petrolio.
Fino al 10 maggio continueranno i negoziati a Bonn, in vista della COP24 di Katowice.
Marco Affronte: “Per noi la priorità è che questo tema dei conflitti di interesse entri in agenda e sia risolto quanto prima o sarà il classico elefante nella stanza che bloccherà i negoziati. Il tempo scorre inesorabile e non possiamo permetterci ulteriori rinvii nell’adozione e nell’applicazione di quanto deciso a Parigi. In Polonia, alla COP24, saranno già passati tre anni invano. I Cambiamenti Climatici invece vanno avanti inesorabili. E’ allucinante che la Commissione Europea stia al fianco di Canada e USA nel voler evitare questo tema, ma dal nostro report si capisce anche perché: i conflitti di interesse sono ovunque. Purtroppo qui in Italia nessuno sembra farci caso: abbiamo cercato di proporre il report a vari giornali, e la risposta è sempre stata che ‘da noi le cose funzionano così’, che ‘sono cose che si sanno’ e che ‘ormai sono storie vecchie’. Abbiamo un problema enorme, e siamo lontanissimi dal risolverlo. Come se non bastasse siamo il Paese che eroga più sussidi alle Fonti Fossili. Ditemi voi a cosa serve la Strategia Energetica Nazionale con l’abbandono del carbone se poi dall’altra parte…

Avendo preso come casi di studio tredici Paesi europei, il report mostra come le linee di demarcazione tra i legislatori e coloro per cui le leggi sono fatte siano continuamente e consistentemente sfuocate, e che vi sia in auge al momento un quadro normativo inadeguato per prevenire che i conflitti d’interesse contaminino il processo decisionale della politica climatica.

Il report si focalizza specificatamente sulla politica climatica, in quanto si ha urgentemente bisogno di un’ambiziosa risposta ad uno dei problemi più grandi ed urgenti dei nostri tempi; tuttavia, report interni mostrano come l’UE e gli Stati Membri abbiano attivamente provato a bloccare qualsiasi menzione dei conflitti d’interesse dall’apparire sull’agenda dei negoziati ONU sul clima.

Il report, pubblicato questa settimana durante la Conferenza sul Cambiamento Climatico a Bonn (in quanto finalmente sono previste discussioni riguardo i conflitti d’interesse) pone l’interrogativo se la posizione dell’UE sia o meno il risultato delle intime relazioni formatesi nel corso degli anni tra le industrie dei combustibili fossili ed i governi Europei.

Interessi particolari

Troppo a lungo, alle stesse compagnie di combustibili fossili che hanno sminuito, respinto, o addirittura dedicato solo belle parole agli effetti del cambiamento climatico, è stato dato un ruolo sproporzionato durante i negoziati della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici. Ciò ha fatto sì che centinaia di organizzazioni della società civile e quasi 70 Paesi facessero appello per una legislazione sui conflitti d’interesse, per garantire che alle compagnie private (con un particolare interesse nel vedere implementata una politica climatica debole) non venga dato un ruolo dominante nel processo decisionale della politica climatica. Il gruppo Verdi/ALE é fortemente a favore di questa proposta, e crediamo che norme sui conflitti d’interesse siano necessarie a tutti i livelli decisionali: regionale, nazionale, europeo, ed anche in seno alla Convenzione ONU sui cambiamenti climatici.

Deboli regole di viglianza sulla pratica delle “porte scorrevoli”

Tra i paesi presi come casi di studio, l’Austria, l’Ungheria, la Svezia e la Danimarca non regolano la questione delle “porte scorrevoli”, quindi non vi sono restrizioni sullo spostamento dal settore pubblico a quello privato. Invece il Belgio, la Repubblica Ceca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Norvegia, la Polonia, la Spagna ed il Regno Unito hanno delle disposizioni sulle “porte scorrevoli”, anche se esse possono variare per portata ed efficacia.

Tuttavia, nonostante l’esistenza della legislazione, il nostro studio ha rilevato 88 casi di “porte scorrevoli” tra il settore pubblico e quello energetico, mostrando come vi siano falle rimanenti nella legislazione, come i meccanismi di implementazione siano deboli o inesistenti, e/o che le regole possono facilmente essere dileggiate. La maggior parte dei casi coinvolgono Ministri o Segretari di Stato, consiglieri, funzionari del gabinetto ed altri funzionari pubblici d’alto livello. Ci sono anche casi di ex Capi del Governo e di altre autorità di regolamentazione.

Nonostante ci sia bisogno di più ricerche prima di poter stabilire un collegamento definitivo tra le deboli norme sui conflitti d’interesse e la bassa ambizione politica sul cambiamento climatico, una cosa rimane chiara: il modus operandi dell’industria dei combustibili fossili sarebbe fortemente limitato se l’ambizione politica per combattere i cambiamenti climatici fosse adeguatamente elevata, e mantenere relazioni strette con i responsabili decisionali di alto livello che passano attraverso le “porte scorrevoli” è un’altra strada che gli interessi privati possono prendere per influenzare l’elaborazione delle politiche a loro favore.

Per evitare qualsiasi rischio che l’elaborazione delle politiche pubbliche venga assoggettata ad interessi privati, il gruppo Verdi/ALE lancia un appello urgente perché vengano realizzati i seguenti punti:

  • Una chiara definizione di ciò che costituisce conflitto d’interessi a livello del quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC)
  • L’introduzione di una politica sui conflitti d’interesse, mirata ai decisori politici, sul modo di interfacciarsi con le differenti parti interessate all’UNFCCC
  • Delle politiche robuste sui conflitti d’interesse, che vengano implementate ad ogni livello del processo decisionale politico, che sia regionale, nazionale, europeo e/o UNFCCC
  • Lo stabilimento di un periodo minimo di 3 anni tra una posizione e l’altra nella transizione tra settore pubblico e privato

SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO (IN INGLESE)

IL CASO ITALIA

  • Di tutti i Paesi coperti dal report, l’Italia èquello che, secondo l’OECD, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, fornisce la quantità più elevata di sussidi al settore dei combustibili fossili. Nel 2016 l’Italia ha dato oltre 12 miliardi di euro in sussidi ai combustibili fossili, secondo l’indice OECD sulle misure di sostegno ai combustibili fossili, mentre la Spagna nello stesso anno ha donato solo 2 miliardi.
  • La maggior parte degli esempi di “porte scorrevoli” riscontrati durante la redazione del report sono istanze di consiglieri o membri del gabinetto, piuttosto che di Ministri o legislatori.
  • Mancano dati concreti sull’impatto specifico che la pratica della “porta scorrevole” potrebbe  stare avendo sulle politiche climatiche ed energetiche in Italia, ma se si guarda all’Indice 2018 sulla Prestazione del Cambiamento Climatico, che riflette gli sforzi di un paese nella direzione di una società a bassa intensità energetica e a basse emissioni di carbonio, l’Italia è classificata 26esima su 60, ottenendo solamente un punteggio “medio”.
  • La Fornitura Totale di Energia Primaria Italiana è dominata dal gas (36%) e dal petrolio (36%), entrambi dominati da ENI ed ENEL, i due colossi energetici del Paese.
  • Infatti, ENI ed ENEL dominano i casi-studio: ci sono 3 casi di pratiche di “porte scorrevoli” in ENI, compreso l’attuale Ambasciatore al Qatar (dove ENI ha interessi d’affari), che precedentemente era Vice Presidente Esecutivo della compagnia; ci sono anche 2 casi di tali pratiche che coinvolgono ENEL.
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