#OGM – Ipocrisia e mangimi animali…

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La ONG Mighty Earth ha pubblicato un report riguardo le conseguenze negative della produzione di carne animale, latte e uova sui Paesi (specialmente in America latina) produttori di mangime per animali.

QUI IL LINK ALL’INCHIESTA DISPONIBILE IN SPAGNOLO, INGLESE, FRANCESE E TEDESCO

Il report spiega come l’UE importi 27.8 milioni di tonnellate di soia dal Sudamerica ogni anno, e mette in luce le terribili condizioni nelle quali la soia viene prodotta. Il bisogno di fare spazio per la coltivazione industriale della soia ha portato ad un disboscamento sfrenato (si parla di più di 8 milioni di ettari scomparsi negli ultimi 12 anni soltanto), che ha causato emissioni equivalenti a 3.024 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, oltre che a mettere a rischio specie rare ed ecosistemi fragili. Secondo la Banca Mondiale, l’uso di agrochimici – in particolar modo del glifosato – è aumentato del 1000% in 20 anni proprio a causa della coltivazione di soia OGM; ciò ha comportato l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo delle zone dedite alla coltivazione, oltre che provocare effetti disastrosi sulla salute delle popolazioni locali. Il 19% dei decessi in Argentina (un dato sconcertante) è dovuto al cancro, i cui casi sono concentrati in zone rurali ove si coltiva la soia OGM.
Questa triste realtà è la causa diretta di una grande contraddizione, e di altrettanta ipocrisia, in seno alla regolamentazione UE sugli OGM. Tale contraddizione è per la maggior parte invisibile agli occhi dei cittadini Europei, poiché non influenza il sistema d’etichettatura degli alimenti e non porta allo sfascio dei campi OGM da parte di attivisti in protesta. Per venirne a conoscenza, si dovrebbe andare a far luce sulla storia di oltre 70 colture OGM che in Europa sono permesse esclusivamente sotto forma di mangimi per animali.

Un seme di soia… e due pericolosi erbicidi
Prendiamo ad esempio la varietà di soia commercializzata dalla multinazionale Dow Agrosciences, che ha sede negli Stati Uniti. Questa varietà, poeticamente chiamata “DAS68416-4”, è stata modificata geneticamente per tollerare l’uso di due erbicidi: il glufosinato-ammonio ed il 2,4D.
Questi erbicidi hanno, come ogni erbicida, effetti negativi sull’ambiente, nonché sulla biodiversità. Ciò avviene ancor più quando sono usati assieme a varietà che ne sono state rese tolleranti. Infatti è stato dimostrato che gli agricoltori fanno maggiore uso di tali prodotti se non temono che danneggi le proprie coltivazioni. Per non parlare del possibile effetto combinato del glufosinato e del 2,4D sull’ambiente.

Inoltre, gli erbicidi in questione sono entrambi sospettati di avere impatti negativi sulla salute. In una perizia del 2005, l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) aveva sottolineato che il glufosinato mostra proprietà reprotossiche (ovvero tossicità sulla funzione riproduttiva): di conseguenza, tale prodotto è attualmente in fase di graduale eliminazione dalle zone rurali UE. Il 2,4D possiede un metabolita (2,4 – DCP) che potrebbe causare effetti metabolici e genotossici negativi, e che, come il 2,4D stesso, è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) come “un possibile agente cancerogeno sulla base di evidenza insufficiente negli umani e di evidenza limitata su animali da esperimento”.

Stiamo davvero avvelenando il resto del mondo solo per nutrire gli animali da allevamento?
Alla luce di queste informazioni, è chiaro che la coltivazione di questa varietà di soia non sarebbe mai permessa all’interno dell’Unione Europea, poiché provocherebbe forte sdegno da parte della società civile, e la maggioranza degli Stati Membri ne rifiuterebbe la coltivazione all’interno del proprio territorio (come nel caso del mais MON810, l’unica coltura OGM autorizzata per la coltivazione in UE). Tuttavia, alla soia DAS68416-4 è stato permesso di entrare nei mercati UE tramite le importazioni, come in precedenza fu il caso per numerose varietà OGM tossiche e dannose per l’ambiente. Negli ultimi 3 anni soltanto, 18 varietà OGM sono state autorizzate ad entrare nel mercato UE!
L’uso di OGM nei prodotti alimentari rimane estremamente marginale in UE, dato che i cittadini hanno a più riprese mostrato il proprio rigetto verso di essi; tuttavia, prodotti a base di OGM si trovano ovunque nei mangimi per animali da allevamento come mucche, maiali e pollame, i quali prodotti (carne, latte, uova) non saranno etichettati come “derivati da OGM”. L’Unione Europea pertanto sembra a suo agio con il fatto che altri paesi stiano distruggendo il proprio ambiente ed avvelenino i propri agricoltori nonché le popolazioni rurali per permetterci di mantenere un sistema di produzione animale insostenibile.
Nel corso degli ultimi 36 mesi, il Parlamento Europeo si è opposto 23 volte a queste autorizzazioni d’importazione, e presto si esprimerà in voto sulla barbabietola da zucchero OGM.

E’ ora di cambiare modello
Fortunatamente, ci sono soluzioni per questa inaccettabile situazione. Per cominciare, dobbiamo trasferire la produzione di colture proteiche dalle ex foreste tropicali o dalla savana, in modo tale da incentivarne la coltivazione in UE, nella fattispecie tramite l’aggiunta di piante leguminose alla rotazione delle colture, e sfruttando meglio l’approvvigionamento animale basato sul pascolo. Questi sono alcuni degli obiettivi di un report che presto verrà sottoposto a votazione al Parlamento Europeo. Tramite lo sviluppo della produzione di colture proteiche non-OGM Europee, risolveremmo molti dei problemi indicati nel report di Mighty Earth, oltre che ridurre significativamente il nostro impatto negativo sul cambiamento climatico, al contempo incoraggiando, per la produzione di mangimi, mercati locali che non sono socialmente ed ambientalmente nocivi.
E’ anche tempo di permettere ai consumatori di avere un vero impatto tramite le scelte che prendono in materia, etichettando prodotti come carne, latte ed uova come “provenienti da animali nutriti a base di mangimi OGM”. L’implementazione di questa richiesta, da molto tempo una priorità del gruppo Verdi/EFA, rimuoverebbe la “copertura” usata da alcuni Stati Membri per approvare l’importazione di OGM in UE rifiutando al contempo la loro coltivazione sul proprio territorio.
Infine, la questione ci impone di interrogarci sul nostro modello di allevamento degli animali: l’allevamento industriale distrugge sia l’ambiente che le comunità, oltre a non essere remunerativo per gli allevatori Europei. Serve solo gli interessi dell’industria agrochimica e del commercio intercontinentale di tali beni. La nuova Politica Agricola Comune dell’Unione Europea deve finalmente sostenere quei sistemi al servizio dei cittadini, compresi agricoltori e consumatori.

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