#SACCHETTIBIO – Legge sbagliata, cotone comparato alla plastica! E noi paghiamo doppio…

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La “famosa” legge italiana che ha imposto il pagamento di 2 centesimi per i sacchetti biodegradabili di frutta e verdura è in parte il recepimento di una Direttiva Europea. Peccato che ci sia un grosso errore, che porta a mettere sullo stesso piano la PLASTICA e i materiali naturali come il COTONE. Si tratta di un cortocircuito formale, ma non per questo non è da risolvere
E quindi? Quindi i consumatori sono beffati, e l’ambiente non ne trae giovamento. Vediamo perché nelle parole di Claudia Mannino, Deputata, che ha presentato un’interrogazione parlamentare.


Claudia Mannino, Deputata dei Verdi: “Non vogliamo parlare della polemica relativa ai 2 centesimi per il sacchetto biodegradabile per frutta e verdura, ma della contraddizione nata dal recepimento della normativa Europea: in pratica la mancata distinzione tra polimeri chimici (come la plastica) e polimeri naturali (seta, cotone, carta,…) fa sì che i polimeri naturali e biodegradabili vengano sottoposti alle stesse restrizioni alle quali sono sottoposti quelli chimici, ovvero al loro pagamento obbligatorio. Una beffa per i consumatori, e un chiaro tradimento dello spirito della normativa. Abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare nella quale chiediamo ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico di inserire la distinzione fra polimeri naturali e chimici nella normativa, eliminando così le restrizioni riguardanti i naturali, per agevolare l’uso di materiale biodegradabile e riciclabile, eliminando costi a carico del consumatore.”



Trattandosi di un problema generato da una Direttiva UE, che recupera un regolamento Europeo, sono intervenuto con un’interrogazione (che trovate sotto)

La situazione che si è venuta a creare è paradossale, anche perché l’inghippo sembra piuttosto semplice in realtà. Sia la Direttiva Europea 2015/720 che la legge italiana 3 agosto 2017 n. 123 danno la definizione di plastica, e dicono che la plastica è “un polimero ai sensi dell’articolo 3, punto 5), del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio”. Ma purtroppo l’art. 3 punto 5 del reg. 1907/2006 dice che un polimero è “una sostanza le cui molecole sono caratterizzate dalla sequenza di uno o più tipi di unità monomeriche, ecc… ecc…”, includendo quindi anche i polimeri naturali! Assimilare plastica a seta, carta o cotone è, ovviamente assurdo. Abbiamo quindi depositato un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere un chiarimento al riguardo ed invitare ad una correzione della Direttiva. Così com’è oggi la legge disincentiva anche l’uso di materiale perfettamente eco-compatibile.

 

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INTERROGAZIONE SCRITTA

Marco Affronte

Nel corso della conferenza Our Ocean 2017, l’Unione europea si è impegnata a realizzare 36 azioni concrete volte a migliorare lo stato di salute, la pulizia e la sicurezza dei mari. Con l’emanazione della direttiva 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015 si vuole disincentivare l’utilizzo di borse di plastica che viene definita come un polimero ai sensi dell’articolo 3, punto 5), del regolamento (CE) n. 1907/2006. Tuttavia tale definizione senza alcun correttivo rimandando alla definizione chimica di polimero, comporta, come effetto paradossale, che anche i polimeri naturali quali carta, cotone, seta, lana – che possono essere facilmente recuperati o riciclati – ricadendo invece in tale Direttiva, siano sottoposti alle stesse restrizioni e disincentivazioni dei polimeri di sintesi di derivazione principalmente da fonte fossile e che nel sentire comune sono intesi come “plastica”.

Si chiede alla Commissione Europea

se intenda proporre una modifica alla predetta Direttiva precisando che sono esclusi dall’ambito di applicazione di tale Direttiva i Polimeri naturali non modificati chimicamente con l’introduzione di gruppi funzionali.

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