#DATI – Come si creano i dati di pesca. Fine di una leggenda

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Nell’ambito della pesca, come e più che in altri ambiti, le decisioni politiche devono basarsi su dati scientifici sicuri e affidabili. Questo, normalmente, è ciò che succede.

Capita però, spesso, che i pescatori contestino i dati scientifici, affermando che questi siano sbagliati o, peggio ancora, falsati. Un esempio classico, che purtroppo ho sentito ripetere spesso anche da colleghi Deputati, è questo: ‘gli studi scientifici si basano sui dati raccolti nei mercati, quindi sul pesce sbarcato. Negli ultimi anni abbiamo ridotto il numero delle barche, quindi peschiamo meno, quindi dai dati del pesce sbarcato risulta che c’è meno pesce. Da lì gli scienziati deducono che gli stock sono in sofferenza’.

Ma e davvero così che succede? No, non è così. A parte notare che tutto il ragionamento fili poco (ad esempio ridurre il numero delle barche non significa necessariamente ridurre lo sforzo di pesca: se le barche che restano aumentano la potenza dei motori…), ma il fatto principale è che gli studi sugli stock NON SI BASANO solo sul dato del pescato.

Gli studi sugli stock si basano essenzialmente su una combinazione di dati. Quelli raccolti sullo sbarcato (dati commerciali), e quelli raccolti grazie alle campagne di ricerca. Vediamo meglio.

1. Dati commerciali

Forniscono ovviamente il dato sulle catture totali, quindi sulla quantità di pescato delle varie specie. Ma non solo. Su queste quantità poi si studiano anche le qualità: composizione delle taglie, composizione dei sessi, grado di maturità, eccetera. Già questo dà indicazioni importanti, che vanno al di là del semplice dato quantitativo. Ad esempio, se si pescano solo esemplari piccoli, si riscontra cioè una diminuzione della taglia nello stock, questo è già un segnale di sofferenza dello stock stesso. I dati commerciali vengono studiati e analizzati, non rappresentano solo semplici numeri su quanto si peschi.

2. Dati da campagne di ricerca

I dati commerciali vengono integrati dai dati raccolti in specifiche campagne di ricerca (surveys). Vedi, ad esempio, le foto 1 e 2 riportate sotto. Queste sono condotte da imbarcazioni che coprono la superficie del mare con rotte (transetti) che consentono di analizzare tutta l’area studiata. Queste navi sono equipaggiate con strumenti acustici e con strumenti di cattura (reti da pesca). Gli strumenti acustici rilevano la presenza e la dimensione dei banchi di pesce su cui la nave passa, mentre le reti pescano su quegli stessi banchi. Dai rilevamenti acustici si ha il dato sulla quantità e l’abbondanza dei banchi di pesce, mentre dalle catture si capisce la composizione di quei banchi: taglia degli individui, sesso, specie, maturità, eccetera.

E’ la composizione dei dati commerciali e dei dati da survey, sottoposti poi a rigorose e complesse analisi statistiche, che danno alla fine lo studio dello stock, e le indicazioni sul suo stato di conservazione. E, come si vede, dicono molto ma molto di più del semplice dato dei quantitativi sbarcati al mercato.

Un’ultima annotazione: si può contestare uno studio scientifico, ma è necessario farlo con studi scientifici altrettanto validi, non certo sulla base di opinioni o “impressioni”. E’ così che funziona, perché la scienza ha i suoi metodi e le sue regole, consolidate. Altrimenti parliamo di altro.

Fig. 1 – Il survey Medias con, in fig. 2, il particolare dell’Adriatico

Dettaglio:

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