#Geoblocking, l’accordo è un fallimento

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Il Parlamento Europe ha votato sull’esito del trilogo concernente il geo-blocking. Mentre, da una parte, la nuova direttiva introduce nuovi limiti (tramite l’esclusione di video, musica, ebook e online gaming), dall’altra il risultato finale è ben lungi dal riuscire a porre fine al geo-blocking.
Avendo escluso dal suo campo di applicazione tutto quel contenuto per il quale la maggior parte dei consumatori subisce il geo-blocking, questa regolamentazione fallisce il raggiungimento dell’obiettivo stesso che si prefissava. Servizi come video, musica, ebook ed online gaming sono proprio quelli per i quali un consumatore medio si trova bloccato da schermate indicanti l’errore “tale contenuto non è disponibile nel paese dell’utente”. Il fatto che gli Stati Membri Europei abbiano permesso l’esclusione di tali utenti da questa regolamentazione è estremamente frustrante. Tale esclusione non solo ignora la vera esperienza quotidiana dei consumatori online (in particolare delle minoranze linguistiche, che si ritrovano dalla parte ‘sbagliata’ dei confini nazionali) ma ignora anche la posizione del Parlamento Europeo concordata l’anno scorso.
Nonostante sia un’opportunità mancata, nell’accordo finale vi sono anche alcuni elementi positivi per i consumatori. I consumatori on-line potranno accedere ad offerte tariffarie più basse da parte di altri paesi europei, un fatto che aiuterà a portare un po’ di equità al mercato unico digitale.
Contesto
Gli elementi positivi dell’accordo finale includono:
– Ai siti online di e-commerce non sarà più permesso reindirizzare forzatamente i consumatori verso particolari siti nazionali
– I prezzi non potranno variare a seconda del paese dal quale un consumatore effettua il proprio ordine. Ad esempio, se una persona affitta una macchina per guidare dalla Germania alla Slovenia, il prezzo deve rimanere lo stesso, che sia stata ordinata in Germania o in Slovenia.
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