#ETS – Scambio di emissioni, gli Stati Membri guidino la transizione

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Il Parlamento Europeo ha approvato l’esito dei negoziati del trilogo riguardante la revisione del Sistema Europeo di Scambio delle Emissioni (ETS Emission Trading System), la politica-faro dell’Unione Europea nella lotta al cambiamento climatico.
Il sistema Europeo di Scambio delle Emissioni non sta rendendo i risultati sperati. Fin quando il costo delle emissioni di CO2 rifletterà i danni inflitti sull’ambiente, l’ETS (SSE in Italiano) non potrà arrivare a guidare la transizione rapida di cui abbiamo bisogno. I cambiamenti approvati oggi hanno, sì, aiutato a far aumentare i prezzi dalla misera soglia di 5 Euro a tonnellata che era in auge un anno fa, ma purtroppo non ci porteranno neanche a sfiorare i livelli necessari per rispettare gli impegni presi negli accordi su clima di Parigi. Siamo ancora lontanissima. A questo punto, gli Stati Membri hanno il dovere di elaborare politiche sul piano nazionale che possano stimolare i prezzi del carbonio, ad esempio introducendo prezzi minimi nazionali che siano al di sopra dell’attuale prezzo previsto nel SSE.
Mentre le norme esistenti mettevano un limite alle ambizioni degli stati Membri, le nuove misure offrono una finestra d’opportunità. Grazie all’insistenza dei Verdi Europei, i Governi nazionali adesso possono chiudere le centrali a carbone senza dover trasferire CO2 ad altri settori. Spero che i governi nazionali possano vedere il potenziale che vi è nel condurre la transizione energetica, e che prenderanno al volo l’opportunità per accelerare il passo del cambiamento.
Contesto
La revisione non allineerà la politica climatica Europea con gli accordi sul clima di Parigi, ma garantirà che il sistema non diventi un ostacolo per futuri obiettivi climatici, nell’eventualità che le riduzioni delle emissioni di gas serra veri e propri avvengano più velocemente rispetto al tetto delle riduzioni previsto dal SSE. Ciò si potrà ottenere grazie all’inclusione di un meccanismo che invalidi il surplus allocativo in eccesso dalla riserva stabilizzatrice del mercato.
L’aumento delle indennità spostate dal mercato dovrebbe risultare in un modesto aumento dei prezzi dei sussidi per il carbone (i prezzi attuali sono fin troppo bassi per incentivare la riduzione di gas serra nel settore energetico o industriale). Il meccanismo di riserva stabilizzatrice del mercato entrerà in funzione il prossimo anno.
Gli Stati Membri guadagnano anche la possibilità di eliminare sussidi al momento di chiusura delle centrali a carbone, il che consente di ridurre ancor di più il numero di sussidi sul mercato.
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