Delfini come pagliacci, il decreto apripista

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Ho letto, con un certo sgomento, la notizia dell’inserimento nel Decreto del 20 dicembre 2017 appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale della possibilità di svolgere attività di nuoto con i delfini, nei delfinari. Immagino sia il frutto di pressioni di un qualche gruppo proprietario di queste strutture: non si spiegherebbe altrimenti questa brutta sorpresa. Ed è ovvio che ci sia anche lo zampino di uno dei peggiori Ministri dell’Ambiente di sempre, quel Galletti che vorrei ora motivasse razionalmente questa decisione.

Già in due casi, a maggio (http://www.marcoaffronte.it/2017/05/17/abusi-sui-delfini-per-legge-impediamolo/) e a luglio (http://www.marcoaffronte.it/2017/07/07/attacco-ai-delfini-ci-riprovano/) ci avevano provato ma gli emendamenti erano stati scoperti presto e la pressione della pubblica opinione li aveva fatti ritirare. Stavolta il blitz natalizio è riuscito.

So per certo che i ricercatori dell’Università di Padova (in Italia l’Istituzione accademica più qualificata, quando si parla di Cetacei) hanno fornito alle Istituzioni competenti raccomandazioni che sconsigliavano vivamente questa decisione. E lo facevano adducendo argomentazioni tecniche e portando anche evidenze scientifiche di problemi sia per gli animali (infezioni e batteri antibiotico-resistenti) sia per le persone (oltre il 50% degli operatori in vasca negli USA riportano danni).

A questo si aggiunge l’evidente stress causato agli animali, “costretti” a interagire con le persone, ad orari e con modalità prestabilite. Insomma a comando, come robot.

Tutto tristemente vero, eppure, secondo me, questi non sono nemmeno i motivi principali per cui questa decisione è pessima e assurda. La cosa peggiore, secondo me, è passare (ancora, nel 2018!) l’idea che gli animali siano a completa disposizione dell’uomo. Giocattoli, esseri senza esigenze e senza dignità, al quale viene negato il diritto alla libertà e ora anche imposto il dovere di soddisfare le voglie di gente che neanche capisce quanto meravigliose e straordinarie siano queste creature, nel loro ambiente naturale.

E’ vero, io raccontavo ai bambini l’utilità dei delfinari, nella mia attività di naturalista e divulgatore scientifico. L’educazione, la ricerca, i “testimoni” della loro specie, eccetera. Ma il tempo è passato, tanto, e ho cambiato idea. E l’ho fatto per due motivi:
a) sono cambiato io, sono cresciuto. Ho studiato tutta la vita e continuo a farlo anche ora, per tanto tempo delle mie giornate. Sono cresciuto, vedo le cose in modo diverso, e quello che mi pareva accettabile allora, non lo è più adesso, per me.
b) sono passati 20 anni. Riconosco e ho sempre riconosciuto il ruolo dei delfinari, a cavallo fra gli Anni 80 e 90. Hanno avvicinato la gente a queste creature, le hanno fatte conoscere e amare. Ora basta però. La consapevolezza c’è, e educazione e ricerca sono ormai solo banali scuse per strutture che hanno fini commerciali. Altrimenti questo ruolo, sempre quello, sempre uguale, quanto dura? Quand’è che basterà? Nel 2050? Nel 2100?

Il mondo corre in avanti, così come va avanti, progredisce e si modernizza il nostro rapporto con le altre creature viventi del pianeta. I delfinari sono sempre più anacronistici, obsoleti, superati. Non hanno più molto senso, sono anzi diseducativi. Passano un’idea culturale retrograda: gli animali al servizio dell’uomo per divertimento.

Più della metà delle nazioni Europee se ne sono già sbarazzati da tempo. L’uomo ha mille e più modi diversi per divertirsi, modi che non contemplano la sfruttamento e la lesione della dignità di altre creature viventi.

Lo spettacolo di quattro animali che saltano a comando in una bacinella di cemento è vecchio, triste e squallido. E peggiore lo è quello di animali costretti a nuotare e interagire con persone in acqua mentre sono imprigionati in un ruolo di buffoni a comando.

Questa notizia è un salto indietro nel tempo. Invece di fare che in modo che queste strutture anacronistiche (andiamo! chi ha ancora bisogno di andare a vedere i delfini saltare in vasca?) muoiano di morte naturale, come una reliquia del passato, incentiviamo lo sfruttamento di animali incolpevoli, e trasmettiamo un’idea e un’immagine assolutamente diseducativa. Dobbiamo insegnare alle nuove generazioni che l’uomo è specie tra le specie, e che deve vivere in equilibrio e in armonia con l’ambiente e con le altre creature che coabitano con noi questo pianeta. I nostri bambini hanno bisogno di questo, non di vedere quattro pallide imitazioni di delfino sollazzare persone egoiste e irrispettose.

Qualche anno fa il Governo indiano ha bandito i delfini in cattività in tutto il territorio nazionale. Davvero storiche le motivazioni: “Considerando che i cetacei in generale sono molto intelligenti e sensibili, e diversi scienziati che hanno studiato il loro comportamento hanno suggerito che l’insolitamente grande intelligenza; rispetto ad altri animali, significa che i delfini dovrebbero essere visti come “persone non umane”, e come tali dovrebbero avere propri diritti specifici ed è moralmente inaccettabile tenerli in cattività per scopi di intrattenimento.” L’ha scritto un governo nazionale – e di una nazione con più di 1.200.000.000 abitanti – non l’ha scritto un animalista!

E ricordiamo che la stessa Unione Europea, che interpelleremo con un’interrogazione, ricorda nel Trattato di Lisbona, che “l’Unione e gli Stati Membri devono, poiché gli animali sono esseri senzienti, porre attenzione totale alle necessità degli animali.”

 

MARCO AFFRONTE

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