ZOOM sul mare, parte 2: città e turismo

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di Leonardo Marotta

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Negli ultimi 70 anni le coste italiane hanno subito pesanti e irreversibili trasformazioni a causa di attività umane quali la riduzione della permeabilità, l’estrazione di acqua, l’edificazione, la creazione di industrie e porti; o l’eliminazione di vegetazione arbustiva, boschi e dune.

Ulteriore cementificazione deriva dalla difesa dall’erosione costiera, che negli ultimi decenni ha subito una fortissima accelerazione soprattutto a causa del mancato apporto di sedimenti fluviali al mare e per la costante artificializzazione dei litorali. Il WWF ha elaborato un dossier – “Spiagge d’Italia: bene comune, affare privato” dove afferma che “le spiagge, demanio pubblico e bene comune, si sono trasformate in una imponente macchina economica. La spiaggia libera rimane in alcune parti del Paese un miraggio, gli stabilimenti balneari spesso sono stati trasformati per inseguire un modello iperconsumistico del turismo balneare, i guadagni spesso sfuggono al fisco e rimangono in tasca dei privati”.

Secondo il Rapporto Europeo sull’Ambiente l’Italia è, tra tutti i paesi europei, quello che ha modificato più le spiagge: nei primi del Novecento avevamo ancora 45.000 ettari di dune costiere, oggi ne sono rimasti appena 9.000 ettari (si è perso quindi l’80% di paesaggio litorale).

Guardando il mare Adriatico: le sue coste sono il 6% del totale della costa mediterranea, il 17% di quella italiana ma troviamo che è una delle aree più disturbate e modificate dall’azione dell’uomo. Uno studio di Bernardino Romano e Francesco Zullo, della Università degli Studi dell’Aquila, mostra che la costa adriatica è di fatto una città lunga 1470 km a grande impatto e rischio geologico, idrogeologico e con perdita di habitat delicati ed importanti: I due ricercatori hanno ricostruito la velocità di trasformazione urbana nei primi 500 metri della fascia costiera degli ultimi 50 anni, trovando che il litorale adriatico è stato invaso da edifici, strade e capannoni: l’urbanizzazione è infatti aumentata del 300% (con picchi del 400%in alcuni comuni) in 50 anni, alla velocità di 8000 metri quadri al giorno (10 chilometri quadrati all’anno, contro una media nazionale pari a 0,4 chilometri quadrati al giorno, che è comunque un livello altissimo). L’effetto è un incremento di rischio di erosione delle spiagge, la salinizzazione delle falde (all’interno degli acquiferi, che sono come spugne, togliendo l’acqua dolce risale il cuneo salino), si ha la distruzione pressoché totale di preziosi e vulnerabili ecosistemi dunali e retrodunali (meno dell’1% dei boschi e della vegetazione retrodunale è ancora presente). Lo studio prova infatti che la perdita degli spazi naturali non è terminata, e che con la presenza di sistemi urbani ed industriali vicini alle aree fluviali e alle spiagge, si ha incrementato l’esposizione e con questa il rischio da mareggiate, erosione, eventi meteorologici estremi.

Occupazione fisica delle spiagge: la città si trova sulle dune stabilizzate e tutta la spiaggia sabbiosa è occupata, un esempio di Rimini

 

Le politiche dunque non hanno mostrato efficacia o particolare incremento di sensibilità.

Per difendere le spiagge e le infrastrutture si costruiscono barriere, e si rimette la sabbia prendendola da depositi marini. Il ripascimento con sabbie prelevate da sabbie relitte è  – infatti – uno degli interventi più utilizzati per difendere le spiagge dai fenomeni erosivi. Ad esempio, nel 2016, in Emilia-Romagna è stato realizzato il terzo grande intervento di ripascimento con sabbie sottomarine lungo le aree costiere in erosione. Le azioni di realizzazione della politica di gestione delle coste ha comportato l’impiego di oltre 1,4 milioni di m3 di sabbia per (con finanziamento pubblico Stato e Regione, di 20 milioni di euro). Oltre ai costi ci sono anche impatti ambientali sull’area di prelievo e sull’area dove avviene il ripascimento.

Ma perché intervenire? Oltre all’aspetto naturalistico c’è da considerare che la spiaggia e le attività balneari valgono molto: le  “attività sportive e ricreative” danno luogo ad un valore aggiunto di 7,8 euro per metro quadro per anno (784 €/anno per 100 m).

A questo si aggiunge il valore delle aree urbanizzate e delle infrastrutture.

Lo studio PESETA ha stimato per i paesi costieri europei i danni derivanti da impatti della partita di spiagge, erosione marina e fluviale in ambito costiero e rischi derivanti: per l’Italia sono stati valutati – come Danno Atteso – in 219.2 milioni di euro per anno con perdita di 500.000 metri quadrati di spiaggia/anno. L’Agenzia per l’ambiente italiana, ISPRA, stima che gli “Interventi di protezione delle coste dall’erosione” sostenuti nel 2009 a livello nazionale, ammontano a oltre 400 milioni di euro.

Le cosiddette difese rigide, ovvero promontori in pietrame o gabbioni, frangiflutti prossimi alla riva, scogliere artificiali costano tra 300 e 1800 euro per 1 metro lineare di costa, a seconda se si tratti di un intervento di minima o strutturale, con una durata dell’intervento di circa 25 anni.

Le cosiddette difese morbide che consistono in sacchi di sabbia e ripascimenti (ovvero il riaccumulo, naturale o artificiale, di sabbia negli arenili) hanno un costo compreso tra 200 e 700 euro per 1 metro lineare di costa, con una durata dell’intervento di circa 3-6 anni.

Un progetto di riqualificazione attuale di buona qualità comprende interventi misti, quali:

– una serie di frangiflutti prossimi alla riva;

– dei pennelli in pietrame per deviare il flusso con ripascimento della spiaggia e futura ricarica;

– oppure solo pennelli in pietrame (che si usano solo su spiagge con sedimenti misti dove la deriva litoranea è attiva e l’erosione sotto costa non è un problema);

– un rivestimento in pietrame della spiaggia o della falesia (gabbioni o legname nel caso in cui sia accettabile la breve vita dell’opera, ovvero circa 10-15 anni);

– delle opere aggiuntive minori per ritardare le perdite da erosione tra le strutture (ad esempio schermatura, piantumazione, ricopertura, spiaggia riciclata, rivestimenti in gabbioni).

– opere di mitigazione e riqualificazione (considerate opere minori aggiuntive) volte a migliorare il paesaggio o a ricostruire gli habitat costieri (ad esempio schermatura, piantumazione, ricopertura, riciclaggio).

Il costo dell’intero intervento è compreso tra 750 (interventi di minima) e 3750 euro per 1 metro lineare di costa. La durata dell’intervento è di circa 25 anni, con manutenzione ogni 5-6 anni (del costo circa 100 euro per metro lineare). Questi costi raddoppiano, nei casi in cui si investa molto per l’elevato valore economico dell’area in cui si interviene, il valore turistico e/o l’importanza storico-artistica e/o l’alta densità abitativa (ambiente urbano, centro storico). Gli interventi infatti possono essere migliorati con la presenza di larghi rivestimenti in pietrame e di opere di progettazione del paesaggio costiero, arrivando a spese comprese tra 1500 e 6000 euro per 1 metro lineare di costa.

I cambiamenti climatici, e dunque il riscaldamento globale, stanno minacciando interi ecosistemi, mettendo a repentaglio anche città, infrastrutture e vite umane a causa dell’aumento dell’intensità e della frequenza dei cosiddetti “eventi estremi”, quali uragani, alluvioni, mareggiate. L’ aumento del livello medio del mare del Mediterraneo sarà di almeno 20 centimetri ed interesserà Venezia, il delta del Po, le coste basse (sabbiose) dell’ Adriatico, della Toscana e del Lazio: migliaia di chilometri di coste italiane diventeranno sempre più vulnerabili a burrasche e tempeste. Le colture di ulivo e limone si sposteranno più al nord, ed i cereali subiranno effetti negativi su larga scala per colpa del mutato ciclo idrico. Le possibili azioni per invertire questa rotta si sono ridotte a poche e molto drastiche: bisogna ridurre le cause di questi cambiamenti e adattarsi all’inevitabile. Le strategie dell’adattamento sono uno dei pilastri ribaditi anche alla COP23. Ad esempio, alcune città inglesi sono state ricollocate più all’interno, gli olandesi stanno allagando parzialmente i polder (il sistema di dighe costiere e di terre sottratte al mare), alcune città scandinave hanno iniziato a progettare spazi urbani capaci di sopportare l’aumento di precipitazioni estreme e inondazioni.

Una duna è un accumulo di sedimento sabbioso di origine eolica, cioè determinato e modellato dall’azione dei venti, e quindi soggetto a continui spostamenti e ridimensionamenti dipendenti dalla direzione e forza del vento. Le dune costiere sono di solito disposte parallelamente al litorale e contribuiscono a proteggere l’entroterra dall’azione degli agenti marini (onde di tempesta e venti di mare) e dall’azione della salsedine. Le specie che vivono sulle dune sono molto adattate a questo ambiente estremo dove il vento trasporta piccolissime goccioline di acqua marina insieme a grandi quantità di minuscoli granelli di sabbia creando un vero e proprio “aerosol” che smeriglia ed incrosta di salsedine tutto ciò che incontra, sommergendo rapidamente i rami e le foglie delle piante. Oltre a questo, a causa sia dell’eccessivo drenaggio delle acque piovane nel terreno sabbioso che dilava via i nutrimenti minerali che dell’intensa evaporazione causata dal sole e dal vento, il suolo ed il sottosuolo sabbiosi risultano essere “fisiologicamente” aridi. Ogni anno si ferma sempre più sabbia, e quindi la pianta è costretta a crescere verso l’alto. Infatti, le cime delle dune, come vedremo in seguito, sono formate dall’ammofila (Ammophila littoralis), alta e con radici profonde. Le dune si possono dividere in base al colore: BIANCHE, senza vegetazione permanente; GRIGIE, con vegetazione permanente, licheni e muschi. SI possono classificare anche in base alla stabilità: DUNE MOBILI, si spostano col vento; DUNE FISSE, stanno ferme, e ovviamente sono le uniche che possono ospitare specie vegetali. Sulla spiaggia vi sono altri accumuli sabbiosi con morfologia simile a quella delle dune, ma dalle dimensioni da centimetriche a decimetriche, sono i ripple marks, conosciuti in italiano anche come increspature o ondulazioni.

Bernardino Romano sostiene che per avere una soluzione bisogna anche restaurare gli ecosistemi costieri: bisogna recuperare le parti di costa ancora libere e pianificare l’arretramento delle costruzioni dagli estuari e dalla linea di costa. Secondo gli studiosi di varie discipline e molti degli studiosi di gestione delle aerea costiere vanno ridotte le aree artificiale, retrocedere e restituire spazi alla natura, prima che la costa torni naturale a causa di un evento estremo.

L’approccio per la rigenerazione ed il restauro degli ecosistemi è quello dell’Ingegneria Naturalistica costiera. Questa consente la gestione sostenibile e a lungo termine, senza alcun ricorso a costosi o impattanti interventi di ingegneria ambientale, attraverso sistemi di gestione adattata e capace di adattarsi (gestione adattativa ad hoc).

La gestione adattativa si inserisce nella dinamica dei sistemi ecologici, o almeno riduce al minimo le interferenze con i processi naturali di un sistema costiero dinamico e delle dune in evoluzione. Un esempio importante si può vedere nel settore settentrionale del Lido di Venezia in  un breve tratto di costa (400 m di lunghezza per 250 di profondità) antistante l’ex Ospedale al Mare. Davanti a questo insieme di edifici la spiaggia è stata quasi abbandonata da poco più di trent’anni. Nei primi anni ’80, al fine di contrastare l’erosione dovuta alle mareggiate invernali, è stata scavata una trincea alle spalle della duna mobile. Da allora non vi sono stati interventi antropici quali ripascimenti e pulizia meccanica della spiaggia. In poco più di trent’anni, questo piccolo lembo di costa sabbiosa è riuscito a recuperare spontaneamente una valenza naturalistica. L’area ospita entità botaniche di interesse conservazionistico quali comunità vegetali importanti (considerate da proteggere per le politiche ambientali, ovvero habitat prioritario secondo la Direttiva 92/43 CEE. Vi si trovano  comunità vegetali con specie come il Centauro a foglie strette (Centaurium littorale) e Logliarello delle spiagge (Cutandia maritima), entrambe specie protette per il Veneto. Ospita inoltre 30 diverse specie di funghi macromiceti, 2/3 delle quali associabili agli habitat litoranei attualmente o potenzialmente presenti e numerose specie di uccelli tra le quali alcune di interesse comunitario, in popolazioni particolarmente fragili e bisognose di tutela.

Il fratino e il fraticello, in particolare, nidificano nella fascia compresa tra la sabbia nuda e le dune embrionali tipicamente impattata dall’uso ricreativo e balneare. Negli habitat di duna grigia nidificano anche l’averla piccola e il succiacapre.

Fratino (Charadrius alexandrinus), piccolo limicolo nidificante sulle spiagge, ha un corpo raccolto e le lunghe zampe esili. La sua presenza indica la buona qualità della spiaggia. Nidifcando in spiaggia, sulla sabbia la sopravvivenza dei piccoli è messa in pericolo dall’uomo, dalle ruspe e dagli animali che l’uomo porta con se (ratti, corvi, ecc.)
Il fraticello (Sternula albifrons) Uccello di piccole dimensioni appartenente all’ordine dei Caradriformi. Piccola Sterna dal becco giallo, il Fraticello costruisce il nido sulla spiaggia o sulle rive dei fiumi, in piccole colonie per cui è un indicatore di aree costiere e fluviali poco disturbate.

Questo mostra come un rigoroso approccio di non intervento, funzioni bene anche in aree con alta presenza umana. Il costo di questo tipo di interventi è compreso tra 250 (interventi di minima) e 7450 euro per 1 metro lineare di costa (all’inizio); quindi comprende costi di montaggio, intervento e manutenzione continua di circa 10 euro per 1 metro lineare (di costa). Non si ha un intervento unico ma una manutenzione continua a cui nei casi peggiori si possono aggiungere i costi di manutenzione straordinaria ogni 5-6 anni, pari a circa 100 euro per metro lineare. Gli interventi non sono fatti solo dal pubblico ma coinvolgono in modo attivo tutti gli interessati.

Il monitoraggio, la consultazione, l’istruzione ed il coinvolgimento degli interessati sono il centro della gestione integrata ed adattativa delle zone costiere. La costa deve essere continuamente analizzata, valutata con l’ausilio di dati raccolti sul sito, in combinazione con qualsiasi dato disponibile storico o pubblicato, i dati devono essere disponibili alla popolazione ed ai portatori di interessi e diritti.

Spiaggia, dune naturali e loro vegetazione
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