Fermo pesca, o tutti o nessuno!

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Siamo davanti ad una situazione paradossale, che ha risvolti politici, certo, ma soprattutto economici e sociali: in queste settimane le barche italiane dell’Alto Adriatico sono in porto per rispettare il fermo pesca biologico, mentre quelle croate stanno pescando a più non posso. E’ assurdo, non ha senso. Se è vero, com’è vero, che l’Europa sta cercando sempre più strumenti di regolamentazione transnazionale della pesca, perché allora il fermo pesca lo scelgono i singoli Stati Membri? La risorsa sulla quale incidono è la stessa, e il bacino il medesimo. Ai pesci non importa se sono pescati da reti italiane o croate. Come se non bastasse ora il pesce croato arriva direttamente sul mercato al dettaglio con prezzi elevatissimi. Si tratta di una situazione che mette a rischio i pescatori artigianali italiani, in una situazione di disparità coi dirimpettai croati. Per questo ho presentato un’interrogazione per capire se la Commissione Europea abbia intenzione di legiferare affinché anche i periodi di fermo-pesca siano coordinati fra i vari Stati Membri, anche per quelle risorse non citate nei Multi-Annual Plans (ricordo che quello per l’Adriatico verrà ripreso in mano fra poche settimane).


QUI IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE:



Gli organismi di Coordinamento sovranazionale (es. l’ICCAT) e la Politica Comune di Pesca, nella quale si inseriscono i diversi Multi-Annual Plans di gestione di pesca (es. Baltico, Adriatico,…) indicano chiaramente la necessità di stabilire regole comuni per la gestione delle risorse marine condivise. In quest’ottica il fatto che i fermi-pesca biologici possano essere arbitrariamente decisi dalle singole autorità nazionali afferenti lo stesso bacino risulta inconcepibile. E’ il caso dell’Alto Adriatico, in cui pescano soprattutto Italia e Croazia. Mentre l’Italia è attualmente in fermo-pesca per consentire alle risorse di recuperare e riprodursi, la Croazia pesca a piene mani e vende sul mercato italiano, a prezzi maggiorati, il prodotto. Lo scrivente stigmatizza la situazione, e chiede alla Commissione Europea:

– se sia al corrente di quanto sopra esposto e che giudizio dia della questione


– se non ritiene necessario legiferare affinché anche i periodi di fermo-pesca siano coordinati fra i vari Stati Membri, anche per quelle risorse non citate nei MAP.


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