Il nucleare in Europa, 31 anni dopo Chernobyl

La risposta che la Commissione Europea alla nostra interrogazione sulla sicurezza delle centrali nucleari non ci soddisfa. La sensazione è che il pachidermico sistema europeo del controllo non sia pronto a reagire a quanto successo negli ultimi mesi. Dopo l’incidente alla centrale francese di Flamanville e il blocco automatico di quella di Krsko (Slovenia), abbiamo chiesto alla Commissione se ci fosse un report aggiornato dato che l’ultimo, risalente al 2012, fu piuttosto preoccupante – nonostante il sistema di stress test non risultasse particolarmente probante. Già nel marzo 2013 il Parlamento Europeo approvò una risoluzione che sollevava dubbi su tali test, effettuati su 143 reattori allora in funzione. Nonostante questo la Commissione ci ha candidamente risposto che la direttiva modificata sulla sicurezza nucleare ha introdotto un’iniziativa analoga ai test di resistenza, vale a dire revisioni tematiche tra pari da effettuare ogni sei anni e incentrate su questioni di sicurezza specifiche, come ad esempio l’obsolescenza dei componenti, scelta come argomento per quest’anno. Controlli a rotazione ogni sei anni!?!? I risultati li avremo nel 2018, e solo per l’obsolescenza dei componenti. E poi? Significa altri due anni al buio, ma dal 2019 cosa succede? Non sembra che sia stato cambiato granché nella maniera di reagire alla scoperta di eventuali pecche di sicurezza. Credo che non ci sia da scherzare, se pensiamo che l’età media dei 127 reattori oggi attivi è di 31,4 anni, ed erano progettati per durarne 40… Ad ogni anno che passa i materiali deperiscono, i costi – e i rischi – aumentano. E’ tempo di lasciare per sempre la strada del nucleare.

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