Paesaggio: il Governo scrive “semplificazione”, si legge  “manomissione”

di Sauro Turroni

 

Non è solo il Governo ad essere la fotocopia di quello di Renzi. Identico è anche il modo in cui tratta il paesaggio, i beni culturali, i centri storici, le spiagge, le montagne, i fiumi: insomma lo straordinario paesaggio d’Italia.

Il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA del 13 febbraio 2017, n. 31 recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata ne è la prova.

Gentiloni usa gli stessi metodi di Renzi, ignorando volutamente i limiti costituzionali posti a tutela del paesaggio e subordinando la tutela ad altri interessi, nonostante le numerose sentenze della Corte stabiliscano il contrario.

Con il DPR sopra citato (GU Serie Generale n.68 del 22-3-2017) invece di limitarsi a modificare e semplificare le procedure e i tempi per il rilascio della autorizzazione paesaggistica, è stato modificato allegramente ma illegittimamente il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Purtroppo questo è un altro del frutti avvelenati dello sciagurato “Sblocca Italia” che all’art. 25 avrebbe previsto altri casi oltre a quelli dell’art.149 del Codice da esentare dalla autorizzazione paesaggistica. Mentre l’art.149 limitava al massimo le esenzioni, riservandole alle sole manutenzioni e restauri che non alterassero l’aspetto degli edifici e agli interventi agrosilvo pastorali e di forestazione e nonostante l’art.146, tuttora vigente, consente solo “procedure semplificate per il rilascio dell’autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti”, il nuovo DPR, che sorprendentemente il Presidente Mattarella ha firmato, introduce ben 31 tipologie di intervento del tutto escluse dalla preventiva autorizzazione paesaggistica.

Nelle spiagge e nei centri storici, nelle campagne e un po’ ovunque nel territorio si potranno istallare gazebo e dehors, baracche in legno e tettoie, si potrà scavare per mettere canalizzazioni e impianti, si potranno mettere insegne pubblicitarie, sui tetti si potranno mettere impianti solari e minigeneratori nonché abbaini e finestre. Le tipologie edilizie potranno essere modificate a piacimento e nelle strade e piazze si potranno istallare strutture definite di arredo urbano e simili.

La concezione dimensionale e quantitativa sembra essere il criterio di scelta degli interventi esonerati dalla autorizzazione,  dimostrandosi così il Governo incapace di comprendere, pressato come è dalle categorie economiche (le vere artefici del DPR) che la sommatoria di tante piccoli interventi negativi può compromettere definitivamente beni tutelati di grande pregio e qualità, come sta succedendo in tanti centri storici d’Italia con i dehors, a cominciare da Roma.

Questo Governo, come Renzi, considera un ostacolo le Soprintendenze e un freno alla crescita le tutele, dando costantemente prova di volerle estirpare entrambe.

Perfino l’ultimo governo Berlusconi era stato più cauto a proposito della individuazione degli interventi per i quali consentire procedure semplificate: infatti dagli interventi di lieve entità che non dovevano comunque comportare alterazioni dei luoghi o dell’aspetto esteriore degli edifici erano esclusi le “cose aventi cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, le ville, i giardini e i parchi, i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici”.

Non è così per Gentiloni e  Franceschini: Centri storici e spiagge, zone terremotate  e campagne, ovunque si può operare con autorizzazioni che devono essere imperativamente rilasciate in poco tempo.

E se il Soprintendente non risponde nei pochi giorni in cui dovrebbe esprimersi ecco che scatta il silenzio assenso, mascherato opportunamente da un eufemismo: l’amministrazione procedente, cioè il Comune, si esprimerà comunque.  Favorevolmente, ovviamente, come hanno voluto  le associazioni di impresa che hanno dettato il testo del DPR.

 

 

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