Le risposte inconcludenti: come zittire il Parlamento

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Piano piano, la Commissione Europea sta cercando di zittirci (e con noi, zittisce VOI, dato che gli Europarlamentari sono gli unici eletti con le preferenze dei cittadini). Con la piena collaborazione dei gruppi che sostengono Jean-Claude Juncker e del Presidente dell’Europarlamento (prima Martin Schulz, ora vediamo come lavorerà Tajani).

Ma cosa sta succedendo?

Come sapete uno dei nostri principali poteri è quello ispettivo, che si esercita attraverso le interrogazioni scritte alla Commissione. Pur limitate nella lunghezza, se ben formulate e ben utilizzate le interrogazioni possono portare a risposte importanti e “pericolose”. A patto che qualcuno risponda sul serio. Ma così non è.

FASE 1 – le non risposte

La Commissione Europea ha preso a rispondere con non-risposte. Frasi precompilate, formulari, per assolvere alla funzione tecnica e nulla più. Ripetizione dei quesiti, rinvii ad altre responsabilità. Spesso la risposta è “la questione è demandata agli Stati Membri, ma la Commissione vigila ecc ecc“. Però non vigila perché quando le sono chiesti pareri sulla correttezza dell’operato del singolo Stato Membro la Commissione ci risponde sempre picche: “non ci sono elementi“, “al momento non possiamo valutare“,… Dal servizio risposte ci chiesero persino, ufficiosamente, di fare meno interrogazioni perché avevano troppo lavoro…

A luglio 2015  spedimmo una lettera a Schulz che, teoricamente, dovrebbe essere il garante di tutti gli Europarlamentari, non solo dei gruppi di maggioranza. Gli chiedevamo di farsi portatore presso Jean-Claude Juncker del nostro malcontento dovuto alle risposte-che-non-rispondono.

Anche Schulz non ci ha mai risposto.

 

FASE 2 – stretta sui numeri

Le interrogazioni sono limitate nella lunghezza, 200 parole, e nel numero che può essere presentato. In teoria sono 4 al mese per Eurodeputato. Fino a fine 2015 questo limite poteva essere aggirato presentandosi di persona a firmare le interrogazioni dalla quinta in poi. Questo faceva sì che, in realtà, ci fossero assai pochi limiti per il MEP. Ma le cose sono cambiate. Con un voto in Commissione Affari Costituzionali e in Aula s’è deciso di interpretare l’articolo 130 del Regolamento (quello che riguarda appunto le interrogazioni scritte) in senso restrittivo. Dunque, da settembre in avanti le interrogazioni oltre la quarta saranno accettate solo in casi eccezionali. Il provvedimento, che s’era reso necessario per fermare l’assurdo numero di interrogazioni inutili che alcuni colleghi anche italiani presentavano solo per salire in ridicoli ranking di produttività, ora si sta ritorcendo contro a chi vuole lavorare davvero.

 

FASE 3 – dilazionare

Nonostante queste limitazioni il nostro lavoro va avanti, ma ora ci si sta parando davanti un nuovo ostacolo. Negli ultimi mesi gli uffici del protocollo rimandano indietro sempre più interrogazioni. Principalmente con due motivazioni: la prima, davvero incredibile, è che il tema trattato non sia di ESCLUSIVA competenza dell’Europa. Con una simile discriminante non si potrebbe chiedere praticamente nulla alla Commissione, essendo tutto ciò di cui si occupa di competenza mista Europa/Stato Membro. Infatti tale risposta viene data, un po’ a caso, solo di tanto in tanto.

Più spesso si chiede di riformulare l’interrogazione, per non meglio precisate non rispondenze con il formato di un’interrogazione. Volete sapere di cosa si tratta? In un caso non avevamo capito che cosa l’ufficio ci richiedesse. Diceva che l’interrogazione sembrava più una mozione, perché era formulata per punti. Bene. Abbiamo rimandato indietro lo stesso testo togliendo l’elenco puntato (…) e formulandola in un discorso unico, ed è stata accettata. Assurdo. Il risultato è stato comunque che abbiamo perso circa un mese. Perché? Perché gli uffici, se ricevono il testo dell’interrogazione – poniamo – l’1 marzo non rispondono subito. In alcuni casi ci hanno risposto anche dopo 2 o 3 settimane. Poi noi dobbiamo cercare di correggere, e re-inviare. Ma il protocollo non avviene subito. E così si fa aprile in un attimo.

In questo modo stanno anche ritardando parecchio il nostro lavoro, indebolendo ulteriormente il nostro potere ispettivo. Perché le risposte, dopo tutti questi passaggi, restano spesso come quelle descritte sopra alla FASE 1.

 

Ora centinaia di Parlamentari, stanchi di questa situazione, hanno formulato tutti assieme un’interrogazione per chiedere RISPOSTE MIGLIORI. Risponderanno anche a questa con due righe precompilate?

 

Oggetto: Risposte della Commissione alle interrogazioni con richiesta di risposta scritta  
Le interrogazioni con richiesta di risposta scritta alla Commissione sono una componente importante del controllo parlamentare da parte dei deputati al Parlamento europeo. Consapevole dell’elevato numero di interrogazioni scritte, il Parlamento europeo ha limitato l’esercizio del proprio diritto a presentare interrogazioni (massimo 20 interrogazioni per ciascun deputato per un periodo continuativo di tre mesi, lunghezza massima 200 parole, non più di tre sottoquesiti). Purtroppo le risposte della Commissione sono spesso poco informative, forse a causa delle disposizioni interne della Commissione in materia di risposte alle interrogazioni (ad esempio, sembra che una risposta non possa superare le 25 righe).

1. Quali specifici requisiti e limitazioni si è posta la Commissione per quanto riguarda le risposte alle interrogazioni e come giustifica il fatto che tali risposte siano spesso prive di contenuto concreto?

2. In funzione di quale base giuridica sono stati introdotti tali requisiti e a che livello è stata adottata la decisione?

3. Si sta la Commissione adoperando per cambiare le proprie prassi concernenti le risposte alle interrogazioni, in modo che in futuro ci si possa attendere risposte dettagliate e decisive?

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