Si chiuda la Fossa di Pomo!

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Abbiamo ricevuto la risposta ufficiale della Commissione Europea per quanto riguarda la zona di Mar Adriatico chiamata Jabuka Pit, o Fossa di Pomo.
La Fossa di Pomo va tutelata, e va fatto in collaborazione e con l’accordo della Croazia: la risposta della Commissione Europea alla nostra interrogazione non lascia dubbi: basta alle decisione schizofreniche unilaterali, in cui il Ministero italiano s’è malamente distinto per improvvisazione e mancanza di programmazione: prima zona di tutela, poi – dopo un solo anno – riapertura allo strascico,… Azioni disordinate che hanno portato solo al sacrificio delle marinerie operanti nel settore senza fornire indicazioni o riscontri biologici. La Commissione UE conferma che l’argomento sarà prossimamente trattato in una riunione del MED-AC, anche se temo non sarà quella di fine febbraio. In ogni caso noi crediamo che la Fossa di Pomo/Jabuka vada chiusa alla pesca. Si tratta della nursery di naselli e scampi più importante di tutto l’Adriatico perché possa essere sfruttata. Il suo impoverimento significa, a cascata, una drammatica riduzione di queste risorse in tutto il resto dell’Adriatico. I pescatori dovrebbero capire che salvaguardare la Fossa, e permettere la crescita di scampi e naselli significa tutelare il lavoro di tutti loro, e dare un futuro alla risorsa e alla pesca.

 

 

COS’E’ LA FOSSA DI POMO

 

La Fossa di Pomo, o Jabuka Pit, è un’area al centro del Mare Adriatico che, grazie alla combinazione di una particolare idrografia, pochi organismi bentonici e fattori di sedimentazione, è la principale “nursery” per i naselli, gli scampi e anche qualche aragosta. Naselli e scampi sono fra le ricchezze adriatiche principali per la pesca. La sua storia è travagliata: nel 1998 la pesca venne chiusa del tutto, con la creazione di una Zona a Tutela Biologica. Poi nel 2003 fu riaperta, per essere chiusa nuovamente nel 2009. Nel 2011 venne bloccata solo la pesca a strascico. Nonostante tutto la pesca è continuata clandestinamente anche nel 2012, 2013 e 2014. Sia nasello che aragosta sono messi in pericolo per la pesca che avviene, con scarsa o nulla selettività, sulle rotte migratorie. Anche le specie demersali, evidenziano gli studi, sono ampiamente sovrapescate negli ultimi 20 anni.
Gli scienziati hanno chiesto almeno tre anni di chiusura completa (di un’area un po’ più grande della Fossa) per consentire un monitoraggio del recupero degli stock. Purtroppo la chiusura c’è stata solo nel 2015, perché lo scorso ottobre il nostro Ministero non ha confermato la misura. E così il 2015 è stato un anno buttato, perché i dati scientifici di un solo anno non servono a nulla e anche i pescatori hanno dovuto rinunciare alle catture. L’Italia ha riaperto la pesca, annullato la ZTB e ridotto la zona protetta ad un fazzoletto.
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