File dati di pesca alle curve finali

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E’ proseguito con il terzo incontro a tre (Trilogo Commissione, Consiglio, Parlamento) il lavoro sul file relativo ai dati di pesca di cui sono relatore.

Come detto tre settimane fa (http://www.marcoaffronte.it/2016/09/07/riparte-il-lavoro-sui-dati-di-pesca/), i nodi della mediazione si vanno via via sciogliendo e siamo ottimisti sulla possibilità di arrivare ad una definitiva approvazione del file nella quarta riunione, il 18 ottobre prossimo.

Oltre alla pubblicità dei dati, di cui già avevamo parlato, siamo riusciti ad ottenere che vengano inseriti nella raccolta anche i dati relativi alla acquacoltura: saranno obbligatori quelli relativi all’acquacoltura in mare (sia dati ambientali che socio-economici), e solo facoltativi per quella di acqua dolce. E’ un risultato molto importante perché il settore è in crescita enorme e dobbiamo sapere quale impatto abbia sulle risorse naturali. Allo stesso modo saranno compresi i dati dell’impatto della pesca ricreativa, anche se emerge la consapevolezza che sarà più complicato averne di attendibili e costanti in questo campo. L’accordo prevede che siano raccolti solo i dati biologici, e non quelli socio-economici che non sono tema di questo file.

La Commissione Europea, a denti stretti, s’è anche impegnata a portare avanti un lavoro di coordinamento e pubblicazione di un unico DataBase Europeo dei dati di pesca: ma parliamo di tempi medio-lunghi. Nel frattempo dovrebbero partire i database a livello di regioni marine (attualmente sono invece uno per ogni stato membro).

Purtroppo anche in questo file, (come ormai troppo spesso succede) s’è aperto l’eterno confronto fra Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento Europeo su una questione che sembra di lana caprina, ma non lo è. La Commissione deve preparare il piano pluriennale della raccolta dati, da cui dipende tutto il resto. Ora, il Consiglio vuole che l’atto sia scritto come un Atto di Esecuzione (Implementing Act) e che quindi diventi subito esecutivo nelle sue declinazioni locali senza ulteriori passaggi. Il Parlamento Europeo vuole invece essere ulteriormente coinvolto, preferendo quindi la soluzione dell’Atto Delegato, che prevede appunto che l’organo elettivo europeo possa opporsi o meno, al piano pluriennale. E’ in corso anche una lotta fra i due Servizi Giuridici, ognuno con le proprie, tecnicissime, ragioni, ma la questione è assolutamente politica. Sarà il punto cruciale dell’ultimo trilogo.

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