ALLARME: vogliamo aspettare il 2030 per ridurre le emissioni?

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Ci troviamo sul tavolo una proposta di regolamento avanzato dalla Commissione Europea che dovrebbe regolare un metodo per la riduzione delle emissioni nocive nell’aria. Il roboante titolo è relativo all’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura nel quadro 2030 per il clima e l’energia e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici. E’ riassunto dalla sigla LULUCF, che sta per Land-Use, Land-Use Change and Forestry il che significa, in pratica, che l’Unione Europea ha come obiettivo di monitorare l’uso del suolo che fanno gli Stati Membri al fine di incentivarne un uso virtuoso ai fini delle emissioni di carboni. In soldoni: le foreste vanno bene perché hanno la funzione di trattenere CO2 nelle piante. Ma se fosse così semplice, sarebbe troppo bello. Come sempre la Commissione Europea deve fare i conti con la voglia di indipendenza degli Stati, con gli appetiti delle industrie, con i progetti di edificazione, con i costi della riforestazione, con l’uso del legno come materia prima, con la cronica voglia di inserire deroghe e sistemi compensativi che annacquano la proposta sin da subito.

Abbiamo accennato alla proposta di Regolamento in uno scambio di vedute col Commissario all’Energia Miguel Arias Cañete al quale ho posto questa semplice domanda:

il cuore del regolamento è l’articolo 4, e cioè gli impegni che l’Europa di deve assumere, e di conseguenza gli Stati Membri. Nell’articolo 4 si dice chiaramente che dal 2020 al 2030 tutto il settore LULUCF deve avere al massimo emissioni nette pari a zero.

Cioè: abbiamo tolto la parola “decarbonizzazione” dall’accordo Parigi affidandoci alle emissioni negative, cioè a meccanismi che sottraggono Carbonio (ricordate? http://www.marcoaffronte.it/2016/04/04/laccordo-sul-clima-di-parigi-basato-su-una-speranza/). Con tutto che c’è anche il rischio connesso che affidarsi alle emissioni negative abbatta la “voglia” di ridurre quelle positive (vedi qui, per esempio: https://www.sei-international.org/mediamanager/documents/Publications/Climate/SEI-WP-2016-08-Negative-emissions.pdf). Ma diamo per buono che sia corretto affidarci al sistema delle emissioni negative. Su cosa possiamo contare?

Questi meccanismi sono solo due. Uno è il Carbon Capture e Storage sul quale lo stesso Canete per iscritto ci ha risposto che si tratta interamente di sistemi, per ora, allo stato embrionale (ecco la risposta del Commissario: http://www.marcoaffronte.it/2016/02/05/soluzione-o-tecno-utopia/). L’altro è il Lulucf, dal quale però, fino al 2030, non ci aspettiamo, anzi NON CHIEDIAMO, emissioni negative come si legge in questa proposta di regolamento.

E ALLORA?

Allora, si rimanda tutto al 2030. Alla faccia della COP21, degli Accordi di Parigi e del Mondo che va a…

 

non-rispondere-mai

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