#dismettiamole tutte

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Interessantissimo il Report #DISMETTIAMOLE di Legambiente, che ha il merito di riportare l’attenzione sulla situazione delle piattaforme petrolifere nei nostri mari. Dopo il referendum, funziona così la stampa, i riflettori si sono spenti anche se da più parti sono arrivate notizie relative ad incidenti e contrattempi tecnici, oltre che ai licenziamenti del personale (ad esempio nel ravennate).

C’è una riflessione importante: molte piattaforme sembrano essere mantenute in vita “con un filo di gas” solamente per allontanare il momento del decomissioning, della dismissione e del ripristino obbligatorio dei luoghi. Un trucco per rimandare all’infinito un obbligo nei confronti della società e dell’ambiente.

PER SCARICARLO CLICCATE QUI: http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dismettiamole_dossier2016.pdf

“Sono 69 le concessioni di coltivazione in mare (49 produttive e 20 non produttive) con 135 piattaforme a mare e 729 pozzi. La maggior parte di queste concessioni sono ubicate nell’alto Adriatico (39) e producono esclusivamente gas, altre 20 ricadono nell’Adriatico centrale tra Abruzzo e Marche, mentre 4 interessano il canale di Sicilia, 4 il Mar Ionio e 2 il basso Adriatico pugliese fino al confine con il Mar Ionio. Sono 44 su 69 le concessioni che ricadono entro il limite delle 12 miglia, la zona interdetta a nuove attività in seguito alle disposizioni della legge di stabilità 2016, mentre le rimanenti 25 ricadono oltre tale distanza. Il pericolo futuro di nuove trivellazioni e nuovi impianti è però ancora più marcato. Ci sono infatti 22 permessi di ricerca rilasciati nei mari italiani, di cui 8 in alto Adriatico, 6 lungo le coste marchigiane ed abruzzesi, 5 nelle acque siciliane, 2 nel basso Adriatico di fronte le coste pugliesi e nel mar Ionio. In totale sono ben 7.254,5 i chilometri quadrati di mare destinati alle attività di ricerca. Sono inoltre 4 le richieste di concessione di coltivazione che interessano i mari italiani; due di queste riguardano la zona dell’alto Adriatico ed appartengono una alla Stargas Italia e l’altra alla Po Valley; un’altra istanza di concessione invece riguarda il tratto di Mar Adriatico davanti la costa Abruzzese mentre l’ultima istanza interessa il Canale di Sicilia. 32 sono invece le istanze di permesso di ricerca sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico che potrebbero nel giro dei prossimi anni terminare il loro iter procedurale andando ad interessare ulteriori 15.362,6 kmq di mare. Rientrano infine tra le future possibili minacce per i mari italiani anche le 8 istanze di permesso di prospezione, per ricercare eventuali giacimenti presenti nel sottofondo marino mediante la tecnica dell’airgun, un metodo di indagine altamente impattante per l’ecosistema marino e la fauna presente, in particolare i cetacei. Le richieste coprono un’area di quasi 95mila chilometri quadrati.”

 

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