In carcere a Rimini: “diritti lesi”

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Oggi con Raffaella Sensoli mi sono recato in visita al carcere di Rimini.
Abbiamo ricevuto alcune richieste per un nostro interessamento e ci è sembrato il momento di entrare per la prima volta nella casa circondariale della nostra città. Rispetto alla situazione documentata qualche anno fa ci sono dei miglioramenti: ad esempio non siamo più nelle condizioni di sovraffollamento che erano tipiche del nostro sistema carcerario, ma non sono tutte rose e fiori.

I due problemi principali sono legati alla scarsità di personale e al cattivo rapporto con il Magistrato di Sorveglianza. Nel carcere di Rimini mancano 34 uomini della polizia penitenziaria rispetto alla pianta organica. Si tratta di un numero considerevole se pensiamo che attualmente lavorano all’interno della struttura 110 persone. Significa che il carcere è sotto organico per un buon quarto. Questa mancanza di personale, ormai cronica, si traduce in una minore sicurezza e in una situazione di maggiore stress per il personale, che è costretto a turni più impegnativi, a lavorare con procedure non regolamentari e a ridurre ferie e permessi. Ma non dimentichiamo che poco personale significa anche una riduzione dei diritti dei detenuti e quindi una situazione di maggior stress anche per la popolazione carceraria. Per tutti, operatori e ospiti, è poi un problema serio quello del rapporto con il Magistrato di Sorveglianza. Ci è stata denunciata una grande lentezza nel rispondere alle istanze presentate. A volte persino una totale assenza, con completa mancanza di risposte. E’ chiaro che questo ponga in serio pericolo il rapporto di fiducia che detenuti e personale debbano avere con la magistratura.

Ecco le impressioni invece della Consigliera Regionale Raffaella Sensoli: “Il carcere è del 1975, e la struttura andrebbe rimodernata. Come vicepresidente della Commissione Sanità ho notato che particolarmente vetuste risultano le strutture dell’infermeria. C’è poi un altro problema: il Direttore è un direttore ‘part-time’, perché intanto è a capo anche del carcere e dell’OPG di Reggio Emilia. Svolgere questo doppio incarico è fisicamente molto faticoso, anche per la distanza fra le due strutture. Ci è stato denunciato che, in situazioni ad esempio di infortunio serio, la sua assenza possa tradursi nel mancato tempestivo trasferimento del detenuto ad un ospedale per i casi più gravi. Queste, oltre a quelle segnalate da Marco, le criticità principali. Ma vogliamo anche spendere una parola positiva per Andromeda, un progetto di reinserimento che consente ai detenuti di svolgere piccole attività lavorative e di gestirsi in una condizione di privazione delle libertà attenuata in attesa dell’uscita. Certo, una volta usciti. però, è necessario che la società sia disposta ad accoglierli senza pregiudizi.

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