SPIAGGE: La Corte UE boccia la proroga, si va ad asta!

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La Corte di Giustizia Europea ha bocciato le proroghe automatiche al 2020 nelle concessioni demaniali che l’Italia aveva individuato come soluzione-ponte in attesa di capire come applicare la Direttiva Bolkestein. Secondo le notizie di stampa la motivazione è molto chiara: il diritto dell”Unione osta a che le concessioni per l”esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri siano prorogate in modo automatico in assenza di qualsiasi procedura di selezione dei potenziali candidati. Tale proroga prevista dalla legge italiana impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati. Si tratta, secondo me, di una bocciatura scontata e ampiamente anticipata, che punisce senza appello le scorciatoie all’italiana. La mia posizione, espressa oltre un anno fa (http://www.marcoaffronte.it/2015/04/09/bolkestein-la-mia-posizione/) prevedeva anche un periodo di ammortamento degli investimenti a chi ne avesse fatti, cosa che la sentenza caldeggia (“la proroga automatica delle autorizzazioni non con l’articolo 12 della direttiva consente agli Stati membri di tener conto, nello stabilire la procedura di selezione, di motivi imperativi di interesse generale, quali, in particolare, la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni di modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati“).

Questa la riflessione che condivido con GIULIA SARTI e RAFFAELLA SENSOLI:

“Quella di oggi è una punizione severissima che punisce una politica miope, pavida e indecisa. Dieci anni di ambiguità a caccia dei voti di voti hanno prodotto questo risultato. Un risultato che – comunque vada – sarà un insuccesso garantito. Sarà un insuccesso perché la non-gestione della vicenda delle concessioni balneari ha creato una fortissima spaccatura fra chi le spiagge le aveva e chi no. Fra chi ne ha goduto e chi non ha potuto farlo. L’incertezza di questi lunghi anni, fra il recepimento della Direttiva e oggi, ha comunque penalizzato tutto il settore. Non sapremo mai quante imprese non sono partite, quanti investimenti non sono stati fatti, quante nuove attività sono morte sul nascere e quanta economia sia stata bloccata in attesa di sapere che fare. E’ incalcolabile. Sono anni che si parla di politica del doppio binario, ma il Governo ha preferito temporeggiare e sperare che passasse la nottata. Ma la nottata non poteva passare, perché ci sono delle Direttive da rispettare e la Corte UE lo ha ribadito. Le Direttive non sono il Diavolo, sono state create con l’apporto anche dei politici italiani, non scordiamolo. E possono anche essere un’opportunità. Sarebbe anche il caso di capire che i cittadini non sono solo i bagnini, che hanno fatto sentire forte le proprie ragioni, ma anche quelli che bagnini lo vorrebbero diventare ma che in un mercato bloccato non possono entrare. Senza mai dimenticare quelli che vorrebbero una fruizione più libera della spiaggia. Quindi è il caso di rendersi conto che, adesso, il lavoro da fare è un altro: si deve pensare a come applicare la Direttiva Bolkestein nella maniera più giusta ed equilibrata, per far sì che il turismo balneare non ne risenta e per liberare nuove energie positive. Dobbiamo vigilare perché ad essere tutelate siano le microimprese che hanno sempre caratterizzato l’imprenditoria del settore in Italia, evitando la concentrazione di concessioni nelle mani di multi-nazionali o cartelli appositamente creati (dove, fra l’altro, c’è preoccupazione per le possibili infiltrazioni di criminalità organizzata) e dobbiamo avere un occhio di riguardo per quelle attività che favoriscano la sostenibilità ambientale. La maniera nella quale saranno scritti i bandi è assolutamente decisiva ed essenziale.

MARCO AFFRONTE
GIULIA SARTI
RAFFAELLA SENSOLI

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