L’EUROPA FERMI LA CACCIA ALLE BALENE DEL GIAPPONE

4Shares

No, le balene non sono mostri tremendi alla Moby Dick, o inghiottitrici di uomini come in Pinocchio. Le balene sono mammiferi la cui presenza nei nostri Oceani è essenziale per l’equilibrio dell’ambiente marino e per il la catena alimentare. Sono inoltre esseri dotati di intelligenza, dai comportamenti complessi e dall’elevata socialità.

Proteggerle è nostro preciso dovere. Abbiamo questa responsabilità, e non possiamo permettere a nessuno di travalicare le regole che la Comunità Internazionale s’è data. Perché dovremmo?

Ora ci troviamo di fronte, ancora una volta, alla decisione comunicata dal Giappone di riprendere la caccia alla balena. L’Agenzia Giapponese per la pesca ha avanzato un piano di catture che prevede l’abbattimento di circa 4000 balene nei prossimi 12 anni. Motivo? Ricerca scientifica!

Proprio così.

La Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC, International Whaling Commission) di cui fa parte anche il Giappone è nata 70 anni fa per regolare la caccia alla balena. Nel 1982 venne firmato un trattato per una moratoria per la caccia commerciale, rafforzato nel 1986 con un divieto di caccia alla balena. Tale divieto è stato però puntualmente aggirato da alcune nazioni, Giappone e Norvegia in testa.

(il testo prosegue sotto al video)

I giapponesi, in particolare, continuano a sfruttare la clausola del trattato che consente di catturare alcuni esemplari per ragioni scientifiche. Se non bastasse la logica a chiarire che 400 balene all’anno non servono per la scienza, ci ha pensato anche una sentenza del 31 marzo 2014 della Corte Internazionale di Giustizia che ha stabilito che tale richiesta del Giappone è inaccettabile e ingiustificabile. La sentenza imponeva al Giappone di interrompere la sua strage annuale di balene nell’Oceano Antartico. La CIG ha concluso che la caccia alla balena non è condotta, come sostiene il Giappone, ai fini della ricerca scientifica. La sentenza è stata chiara: la caccia alle balene condotta dal Giappone in Antartico non ha fini scientifici, ed è di fatto, illegale.

La proposta del Giappone reiterata nel novembre 2015, di riprendere la baleneria non è sostanzialmente diversa dal programma di caccia condotto in precedenza, ed è dunque contraria nella forma e nello spirito al giudizio espresso dalla Corte. La caccia alla balena costituisce dunque una violazione del diritto internazionale e minaccia la tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Inoltre, la ricerca scientifica non richiede più di sterminare le balene.

Anche il Panel di esperti designato dalla International Whaling Commission ha dichiarato che la nuova richiesta sottoposta dal Giappone non è scientificamente giustificata.

Anche in vista della sua candidatura per il Consiglio di Sicurezza del 2016-2017, il Giappone dovrebbe dare il buon esempio e desistere da ogni azione contraria all’ordine internazionale.

Ora sappiamo che una delegazione della UE co-firmerà una così chiamata “démarche” a Tokyo, documento che crediamo non sia affatto sufficiente a fermare la strage delle balene. Vorremmo che l’Unione Europea fosse in grado di alzare di più la voce, e che la IWC adempisse fino in fondo al suo ruolo.

Fra l’altro vorremmo capire quale sia la reale ragione che spinge il Giappone ad insistere tanto sulla carne di balena: secondo l’Istituto giapponese di ricerca sui cetacei, nel 2014 delle 1.200 tonnellate importate, ben 900 tonnellate (il 75%) è rimasta invenduta!

In parte per la crescente mobilitazione che sta condannando il consumo di carne di balena, in parte per un cambio epocale nei costumi alimentari dei nipponici (pare che il 95% dei giapponesi, secondo un rapporto Greepeace del 2006, non avesse mai mangiato carne di balena) la carne di balena non è più parte dei consumi principali in Sol Levante. In media nel 2015 un giapponese ha mangiato 30 grammi di carne di balena. Praticamente zero, e infatti gran parte del prodotto finisce per restare nei congelatori: la quantità è raddoppiata tra il 2002 e il 2012.

Dunque, a chi giova?

Sembra quasi che la questione sia diventata di principio: il Giappone ha forti tradizioni, e la caccia alla balena è una di queste – che risale al XII secolo. Non accetta che sia la Comunità Internazionale a vietargli la caccia, e preferisce lanciarsi in un’attività anti-economica e ambientalmente criticabile pur di non cedere sulla propria cultura. C’è anche dietro una questione politica, perché alcuni partiti politici giapponesi preferiscono tenersi buona la lobby dei balenieri.

Una questione complessa, dunque, che abbiamo discusso ancora una volta in Aula Plenaria, certi dell’unanimità di vedute del Parlamento Europeo su questo, ma consapevoli di quanto poco questo conterà sulle incomprensibili decisioni del Giappone. Ma tacere non è possibile.

4Shares

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*