Referendum – perché SI!

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Perché si deve andare a votare, e – preferibilmente – a votare sì.

Secondo me il voto è l’arma più potente in mano al cittadino. Lo sono anche le raccolte firme, le petizioni, le manifestazioni, gli scioperi e altro, ma del voto i politici hanno paura. Perché fino a che non penseremo che le elezioni sono truccate, è solo con il voto che li si può mandare a casa. Non c’è altro. Anche portare milioni di persone in piazza potrebbe non bastare. Ma milioni di voti potrebbero.

Ribattere punto per punto alle ragioni del NO della geologa Michela Costa è piuttosto semplice (http://www.vita.it/it/article/2016/03/18/la-geologa-che-si-schiera-con-le-trivelle/138708/), partendo anche dai punti non numerati. La questione occupazionale, ad esempio. L’abbiamo ampiamente trattata. Ed è chiarissimo che non ci siano nemmeno cifre coerenti. Senza contare che il referendum non sancisce la chiusura immediata di nessun pozzo, ma la chiusura A SCADENZA NATURALE del contratto. Che, fra l’altro, pare davvero logico che – chiuso un contratto – si finisca l’attività. Per quale motivo le trivelle dovrebbero poterlo fare ad libitum? Quale dunque sarebbe in senso di una durata della concessione? Se volte capire quanto poco chiare siano le cose sull’occupazione, ecco: http://www.marcoaffronte.it/2016/03/02/trivelle-tutte-le-balle-di-bessi/

E non dimentichiamo, importantissimo, che un miliardo di investimenti nel settore dei combustibili fossili porta a circa 500 posti di lavoro. Un miliardo speso invece nel settore delle energie rinnovabili ne genera circa 17.000.

Ma andiamo con ordine.

1 – Vero. La maggioranza delle trivelle entro le 12 miglia estrae gas, e non petrolio. E dunque? Anche estrarre gas inquina l’ambiente. Lo fa attraverso i materiali di scarto e i fanghi di perforazione, ad esempio. Senza contare che il metano, bruciando, produce anidride carbonica. Esatto, proprio quel gas che è il principale attore dell’effetto-serra e del riscaldamento mondiale.

2 – No, non è affatto detto che il gas vada preso da qualche altra parte. Primo: perché in Italia ce n’è poco. Nel 2014 la produzione del nostro gas naturale ha coperto solo per l’11,8% il bisogno nazionale. Pensate che le trivelle entro le 12 miglia di cui si sta parlando producono idrocarburi appena sufficienti a coprire il 2,1% del consumo di metano e meno dell’1% di consumo di petrolio. Dunque, non ci sarà alcuna ripercussione realmente percepita sui nostri stili di vita. Inoltre, dal referendum passa un segnale politico importantissimo in chiave di una sostituzione delle nostre fonte energetiche da NON rinnovabili e RINNOVABILI. Le riserve italiane sono molto scarse. Se usassimo solo le nostre forze, le esauriremmo in due anni.

3 – Falso, la Croazia non trivella. Inoltre è piuttosto curioso che la geologa affermi che ad una minore estrazione di gas corrisponda un maggiore numero di “petroliere che portano il petrolio in giro per l’Adriatico”. Ma non avevamo detto che si estraeva quasi solo gas? Il gas si trasporta nei metanodotti, non sulle navi. Il fatto di dire che la vittoria del SI non cambierà nulla è assurdo. E’ vero che non cambierà TUTTO, ci mancherebbe, ma sarebbe l’inizio di un cambiamento. Come con i diritti, le conquiste si fanno passo per passo.

4 – Ripetiamo, evidentemente non è chiaro. Non è che in caso di vittoria del SI, il 18 aprile si chiudano le trivelle e debba cominciare ad approvvigionarsi solo con le rinnovabili. Possono arrivare a fine concessione, quindi vari anni ancora (le concessioni di solito sono trentennali, ma spesso hanno già avuto un primo rinnovo). E’ proprio questo il periodo di transizione che anche l’autrice dell’articolo auspica. Negli Stati Uniti, che erano fino a pochi anni fa la nazione più dipendente dal petrolio, gli occupati del settore “green” hanno superato di slancio quelli dell’“oil&gas”. Cosa che in parte risponde anche ai dubbi sulla tenuta occupazionale. Ricordiamo che petrolio e gas – di cui non c’è scorta infinita – “hanno usi importanti come materie prime: ci rimangono pochi idrocarburi in Italia, dovremmo conservarli per gli usi non energetici difficilmente sostituibili, come la produzione di polimeri e fertilizzanti. Le stesse rinnovabili hanno bisogno del petrolio (ad es. guaine dei cavi elettrici). Bruciare petrolio e gas è la cosa più stupida che si possa fare con questo “tesoro in molecole”.” (cit. ASPO Italia).

5 – Illegittimo? Questa è davvero grossa. Secondo questa teoria non dovremmo esprimerci su nulla perché “non siamo esperti”. Questo è un referendum politico, non tecnico. E’ chiaro che questa situazione di scelta sia dettata dal fatto che la politica continua ad ignorare un esigenza di sicurezza ambientale, di rispetto per il mare e di indipendenza energetica che – quelle sì – le energie rinnovabili potrebbero garantirci. Ah: le normative non sono particolarmente severe, e comunque le compagnie non le rispettano sempre del tutto. Tanto è vero che le acque attorno alle trivelle in Adriatico sono risultate inquinate oltre i limiti di legge stando ai numeri che il Ministero dell’Ambiente ha consegnato a Greepeace. Sanzioni? Nessuna.

Non dimentichiamo poi che dalla Conferenza Mondiale sul Clima COP21 si parla, pur senza tirare in ballo la parola esplicita, di andare verso una decarbonizzazione. Vogliamo cominciare da qualche parte, sì o no?

6 – Non c’è neanche la prova del contrario. Non ci sono prove che magari non sarebbero venuti più turisti se non ci fossero state le trivelle. Ma ad esempio negli Stati Uniti i dati sono chiarissimi. Secondo i dati del South Environmental Law Center, le comunità che si affacciano sul golfo del Messico di Louisiana, Texas ed Alabama (con trivelle al largo) incassano la metà dei soldi turistici rispetto alle comunità della Florida (che invece non ne ha).

7 – Non è vero che non possa causarli in assoluto, l’alterazione del substrato geologico può causare assestamenti pericolosi, ma è vero che non causò nello specifico quello Emiliano. C’è una bella differenza.

8 – Ripetiamo. Trovare alternative per una piccola parte di un misero 11% del nostro fabbisogno (quello che – sono dati di ASSOMINERARIA – l’estrazione nazionale di gas ha coperto nel 2011, ma considerate TUTTI i giacimenti e non solo quelli entro le 12 miglia), con davanti parecchi anni per la transazione, non sarà un problema. Inutile dire che la sequenza di rinunce che seguono sono una sciocchezza incredibile, come dimostrato dal fatto che stiamo parlando di una percentuale piccolissima del nostro fabbisogno. Un consumo e uno stile di vita meno impattante sono assolutamente auspicabili, ma non ci saranno grossi traumi. Forse, si spera, lente evoluzioni.

Quindi. Andate a votare.

E’ un vostro diritto.

E’ un vostro dovere.

Se pensate che sia meglio cominciare a cambiare, votate SI.

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