Aree Marine Protette, il 10% è lontano

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Oggi la Commissione Europea ci presenta in Commissione Ambiente un report sullo stato della Aree Marine Protette nei mari d’Europa.

L’argomento mi interessa parecchio, infatti già un anno fa avevo presentato un’interrogazione (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2015-004167&language=IT) preoccupato perché gli obiettivi per il 2020 fossero molto lontani. Teniamo in considerazione anche il fatto che la data del 2020 era già una proroga sul 2012.

Ma quali sono questi obiettivi?

Il 10% del totale delle acque europee dovrebbe essere, entro 4 anni, Area Marina Protetta.

Ci siamo vicini?

No, affatto. Siamo, secondo i dati ufficiali, al 5,9% complessivo. Tale quota, poi, è praticamente stabile negli ultimi 3 o 4 anni.

Secondo la Commissione, però, “Con un impegno specifico a tutti i livelli, dovrebbe essere possibile conseguire gli obiettivi fissati dal diritto e dalle politiche dell’UE e internazionali e portare a oltre il 10% la copertura delle zone marine protette in Europa entro il 2020

Come può la Commissione dichiarare di poter raggiungere l’obiettivo del 10% entro il 2020 se all’interno della Comunicazione ha indicato che alla fine del 2012 solo il 5,9% dei mari europei è designato zona marina protetta (e da allora non si registrano progressi significativi), e inoltre sono presenti tali discrepanze nei dati tra i vari mari (Mediterraneo 9,7%, Adriatico, 2%, Ionio e Mediterraneo centrale 1,6%, Egeo 2,6%)?

Oltre alle differenze regionali, si sono osservate notevoli disparità tra la copertura delle zone marine protette nelle acque costiere e d’altura. Per esempio, solo la rete di Natura 2000 comprende il 4% dei mari d’Europa (la Commissione considera un grande successo la rete dei siti marini Natura 2000), ma la copertura è più elevata nelle regioni costiere (fino a raggiungere il 33,3% delle acque marittime litoranee) ma è solo 1,7% delle acque d’altura.

Come intende quindi la Commissione raggiungere l’obiettivo? Quali sono concretamente i processi in corso e come procede il dialogo con gli Stati membri per l’attuazione della legislazione vigente? Come sta promuovendo la ricerca per colmare le lacune in materia di dati? La Commissione ha intenzione di procedere con delle azioni legali contro gli Stati membri che continuano da anni a non adeguarsi alla legislazione europea?

Inoltre, come dice la stessa relazione, al momento non esiste un metodo a livello di UE per valutare la rappresentatività delle reti europee di zone marine protette, nonostante esistono numerose Convenzioni che cercano di valutarne la coerenza, come l’OSPAR, l’HELCOM, la MEDPAN. Per di più, poiché i progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette in Europa saranno valutati nel 2019 (in vista dell’obiettivo del 2020), come si farà ad intervenire in un solo anno o ad attuare i meccanismi di sostegno previsti dall’UE nelle varie aree?

Noi ci chiediamo come questo sia possibile e, anche, a che prezzo. Non mi riferisco ad un prezzo economico, ma a che compromesso possiamo dover scendere per arrivarci. Oggi, infatti, la discrepanza fra le AMP in certe zone è enorme: Lo Ionio e il Mediterraneo Centrale hanno appena l’1,6% di Mare protetto, il mare del Nord è quasi al 18%. Ha senso fare una media fra questi due mari? Non sono certo uguali dal punto di vista naturalistico e biologico, dal punto di vista della biodiversità. Preservarne l’uno o l’altro non può essere indifferente.

Abbiamo quindi una proposta. L’obiettivo del 10% complessivo va bene, ma a questo deve essere affiancato un secondo obiettivo, di una soglia minima percentuale da destinarsi ad Area Marina Protetta per ciascuna zona di mare. Poniamo, ad esempio, un 5%.

Perché, come detto, i mari non sono tutti uguali. Non lo sono le specie che ci vivono, la flora acquatica che li anima, le persone che sul mare conducono le loro vite, anche grazie ad esso. Se ben gestite, infatti, le AMP sono una ottima risorsa, oltre che naturalistica, anche economica.

1) Sul piano ecologico attraverso l’aumento della densità delle specie, piante e animali e della ricchezza delle specie.

2) Sul piano socio-economico, le zone marine protette possono contribuire a ricostituire gli stock ittici (nel 2011 i benefici complessivi derivanti dalla rete di siti marini Natura 2000 sono stati stimati a circa 1,5 miliardi di EUR l’anno).

3) Sul turismo costiero e marittimo (le zone marine protette possono diventare importanti attrazioni turistiche, fornendo anche un numero importante di posti di lavoro).

4) Le zone marine protette possono rafforzare altri servizi dell’ecosistema marino, quali l’assimilazione dei rifiuti, la protezione delle coste e la gestione delle inondazioni.

In Commissione avanzerò le mie richieste e le mie proposte cercando di ottenere informazioni e impegni concreti a tutela del mare e di chi con esso vive.

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