ICCAT e Tonni, domande e risposte con Marco Affronte

In questi giorni mi trovo a Malta, sto partecipando alla 24esima edizione del meeting dell’ICCAT, la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi Atlantici in veste di osservatore.

Cos’è l’ICCAT?

L’ICCAT è la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi Atlantici, fra cui il famoso e pregiatissimo “Tonno Rosso”. L’ICCAT, fra le altre cose, regola la pesca al Tonno Rosso e collabora con l’EFCA (Agenzia Europa di Controllo della Pesca) e con gli Stati membri dell’UE. In questa sessione si parla anche dell’ingresso nella Commissione ICCAT di Taipei, che ha 22.000 imbarcazioni che pescano tonno. Se accettassero le regole sarebbe importantissimo…

L’ICCAT è formato da delegazioni degli Stati interessati alla pesca del tonno: sono 50, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Korea al Giappone, dalla Costa d’Avorio alla Tunisia. L’Unione Europea parla a nome dei suoi Stati componenti con una voce sola.
L’ICCAT inoltre gestisce le licenze di pesca, ha potere ispettivo diretto (nei porti ed a bordo) ed ha anche un tribunale (Il Compliance Committee) che si riunisce anualmente e che ha il compito di fare indagini ed eventualmente proporre sanzioni commerciali agli Stati sulla base della World Trade Organization.

Quali sono gli Stati Europei interessati?

In realtà all’interno dell’UE sono solo otto: Spagna, Francia, Italia, Grecia, Portogallo, Cipro e Malta. In più ci sono le Colonie del Regno Unito.

E quindi l’ICCAT decide le quote tonno?

Sì, ma decide come ripartirle fra i Paesi firmatari degli accordi, mentre all’interno dei singoli Paesi lo decide il Governo. In Italia lo si fa, annualmente, per Decreto. L’Unione Europea ripartisce a sua volta la quota fra gli otto Paesi e sono Francia e Spagna a fare la parte del leone.

E come sono ripartite le quote?

Nel 2006 l’ICCAT ha adottato un piano di 15 anni per la ricostituzione degli stock di tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo, che è modificato periodicamente sulla base della valutazione degli stock, delle esperienze di controllo e delle nuove tecnologie.

Negli anni 2010, 2012 e 2014 sono state introdotte misure più concrete per rafforzare la gestione sostenibile degli stock. Nell’ultima riunione annuale nel novembre 2014 l’ICCAT ha promosso un aumento annuo del 20% del totale ammissibile di catture (TAC) del tonno rosso per i prossimi tre anni.

Pertanto quest’anno la quota UE è passata da 7 938 a 9 372 tonnellate e fino al 2017 dovrebbe restare tale. Quest’anno infatti non si ridiscuteranno le quote, e i ricercatori confermano che lo stock non è in pericolo anche con il + 20%.

Ma l’ICCAT decide al di sopra del Parlamento Europeo?

Sul Tonno sì, le sue decisioni hanno un grado superiore rispetto a quelle del PE. Ad esempio il Tonno Rosso non risponde alla Direttiva recentemente votata dal PE sull’obbligo di sbarco, perché appunto l’ICCAT è un’organizzazione inter-governativa Internazionale creata sulla base del Diritto internazionale del mare e la convenzione sugli stock migratori. Le sue leggi, subito applicabili, sono dette “raccomandazioni”. Sulle altre specie invece emette solo “risoluzioni” ma è auspicabile che si possa cambiare lo Statuto per ampliarne il campo d’azione (vedi sotto).

E chi siede all’ICCAT da avere tanto potere?

Il potere è conferito da un accordo fra gli Stati aderenti che risponde al diritto internazionale. E’ una specie di Super-governo creato dagli stati che condividono un certo tipo di risorsa. I rappresentanti sono in genere tecnici dei Ministeri, quindi persone con buona conoscenza del problema, anche se non eletti dai cittadini.

E tu come Parlamentare Europeo che ruolo hai?

Sono qui solo in veste di osservatore, come parte di una delegazione ufficiale della Commissione Pesca del Parlamento Europeo. Voglio imparare, capire quali sono i problemi e le richieste, e anche come funzionano le trattative sulle quote.

Come sono organizzati i lavori?

Si procede per gruppi di lavoro su singole tematiche e aspetti specifici, per poi convogliare i voti in una seduta plenaria. Recentemente l’ICCAT sta affrontando anche problematiche legate ad altre specie, ad esempio il Pesce Spada e sugli squali.

S’è deciso qualcosa sul Pesce Spada?

Per ora s’è deciso di utilizzare il 2016 per raccogliere dati precisi sulla condizione dello stock del Pesce Spada in tutti il Mediterraneo. C’era molta attesa rispetto alle decisioni su questa specie, che è sempre più importante come risorsa. Per adesso, quindi, si è pensato ad una fase di costruzione della conoscenza. E’ probabile però, che dal 2017 si pensi all’introduzione di quote anche per il Pesce Spada, un po’ come per il Tonno Rosso. In questo caso bisogna stare attenti a non ripetere il tragico errore fatto appunto col Pinne Blu, perché la pesca artigianale non può e non deve essere sacrificata.

E sugli squali?

Il tema è molto interessante. Pensate che proprio in questo momento le Organizzazioni Non Governative, che partecipano ai lavori e cercano di influenzarne lo svolgimento e le decisioni, stanno chiedendo che venga modificato lo Statuto dell’ICCAT perché venissero compresi anche gli Squali fra le specie da monitorare e da conservare.

Gli squali?

Certamente. Per caratteristiche biologiche sono animali molto delicati, e vengono spesso inseriti fra le “catture accessorie”. Ma non solo: sappiamo che ad esempio la cultura gastronomica orientale li cerca per le pinne, piatto tradizionale considerato delizioso. Oppure i denti. Molte sono specie minacciate. A dispetto di questa loro delicatezza sono creature affascinanti, fra le poche che sono arrivate sino a noi da milioni di anni fa con poche modificazioni. Preservarli è fondamentale per l’equilibrio degli Oceani, e forse quest’idea delle NGO non è male. L’ICCAT, seppur senz’altro con i limiti che conosciamo sulla ripartizione delle quote, ha dimostrato di funzionare bene nella ricostruzione dello stock dei tonni. Potrebbe funzionare anche per gli squali.

Share

1 Comment Posted

  1. Buongiorno On.le Affronte,
    Forse Lei e’ la persona giusta per dare una risposta ad un mio quesito. Parlo di pesca sportiva al tonno rosso. Ho una piccola barca registrata in Olanda (quindi bandiera olandese) Se catturo un tonno rosso intorno alle 20 miglia (e quindi in acque internazionali)posso rientrare nelle acque territoriali italiane senza incorrere nei rigori della legge italiana, oppure rischio di incappare in qualche problema con la Capitaneria di Porto o la Guardia di Finanza; ed eventualmente posso sbarcare il tonno?
    In ogni caso puo’ indicarmi gli articoli di legge cui fare riferimento? Mi sembra di capire che l’Olanda non aderisce alla convenzione sul tonno rosso dell’ ICCAT.-
    Grazie per la risposta che vorra’ darmi

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*