Trivellazioni in Adriatico, che si fa?

0Shares

Come è noto, le recenti prospezioni geologiche condotte per conto del governo croato a cavallo fra 2013 e 2014, di per sé già fortemente impattanti, hanno condotto alla scoperta di giacimenti di idrocarburi.

Il Governo della Croazia ha ufficializzato l’apertura di un’asta finalizzata all’assegnazione delle licenze per la ricerca e l’estrazione. Secondo le stesse fonti governative sarebbero state individuate 8 aree nell’Adriatico settentrionale e 21 nell’Adriatico centrale e meridionale: la superficie di ciascuna di queste aree varia dai 1000 a i 1600 chilometri quadrati. La procedura di assegnazione prevede un periodo di sfruttamento di ben 25 anni.
Abbiamo poi appreso dalla stampa e dalle dichiarazioni di esponenti del Governo italiano, che l’Italia intende seguire la stessa via intrapresa dalla Croazia. il Ministro Guidi, no piű di un mese fa affermava che “Non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell’ ambiente e della salute al primo posto”. Non capisce che un incidente in un mare chiuso e con ridotti volumi d’acqua come l’Adriatico distruggerebbe l’ambiente marino prima, e il turismo poi.

L’Adriatico è un ambiente naturale di estrema importanza, una culla di biodiversità anche per specie protette come Cetacei e tartarughe marine, e una ricchezza che sostiene anche economie essenziali come il turismo e la pesca. È anche, per le sue caratteristiche oceanografiche e ecologiche, un insieme di ecosistemi molto fragili e delicati, già sottoposti a molte forme di gravi impatti ambientali: overfishing, inquinamenti, intenso traffico navale, presenza di piattaforme per l’estrazione di gas naturali e rigassificatori.

Come promesso in campagna elettorale, abbiamo inviato interrogazione alla Commissione Europea, per capire cosa effettivamente possa fare. Abbiamo chiesto se e in che modo siano stati valutati gli effetti prodotti sugli ecosistemi marini e sugli habitat vulnerabili, di quali strumenti disponga per effettuare una sorveglianza sulla sicurezza di queste strutture, sia durante la messa in posa, sia anche e soprattutto durante il funzionamento a regime
Infine vorremmo sapere se e in che modo tali interventi siano in linea con le dichiarazioni del neo-eletto presidente della Commissione, Juncker, che dichiara di volere “un’Europa leader mondiale delle energie rinnovabili”.

Ora la Commissione ha 6 settimane di tempo per rispondere.

QUI l’interrogazione

0Shares

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*